Il dolore di un padre e le ultime parole di Paolo Mendico
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Redazione Interno
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«Papà ma noi con Paolino ci siamo scritti fino all’ultimo, guarda, questa è la chat di classe...». L’uomo, un vigile urbano, non ci voleva credere. Le ultime parole di suo figlio Paolo Mendico, 14 anni, scritte la sera prima di uccidersi, a poche ore dal suono della campanella del nuovo anno scolastico, erano lì a portata di mano, registrate per sempre dal cellulare. Così l’agente della municipale gli ha chiesto il permesso di leggere e la sorpresa a quel punto è stata pari alla disperazione: «Leggi pure papà, io non ho segreti».
L’undici settembre, all’alba di quello che sarebbe stato il primo giorno di scuola, il quindicenne si è tolto la vita nella sua cameretta a Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. Un gesto estremo che ha gettato nello sconforto il piccolo paese e che ha riaperto, con urgenza, un doloroso dibattito sul bullismo. La famiglia, attraverso le parole del padre Giuseppe, ha raccontato di aver tentato in ogni modo di arginare le persecuzioni subite dal ragazzo, arrivando a contattare direttamente i genitori dei presunti bulli. «Ci siamo attaccati di brutto con una madre al telefono», ha dichiarato il padre, «ma non è stato fatto nulla».
Nella scuola superiore che Paolo avrebbe dovuto frequentare, l’istituto tecnologico “Pacinotti”, la tensione rimane palpabile a distanza di giorni. Si attende l’esito di un’ispezione ministeriale avviata per accertare eventuali responsabilità per non aver contrastato a dovere gli atti di bullismo. La dirigente scolastica, sotto accusa da parte di alcuni, ha dichiarato di non volersi dimettere nonostante le pesanti critiche ricevute, definizioni che lei stessa ha riportato come quella di “assassina”.




