Ricina, perquisizioni in tre scuole del Molise: sotto esame 155 computer

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La caccia a chi ha avvelenato con la ricina Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, si allarga agli istituti scolastici del Molise. La Procura di Larino ha disposto una serie di perquisizioni informatiche che nei prossimi giorni porteranno la Squadra Mobile e lo Sco a ispezionare 155 computer distribuiti in tre diverse scuole della provincia di Campobasso. L'obiettivo è chiaro: verificare se da quelle postazioni siano mai state effettuate ricerche online sulla ricina, sulla sua preparazione o sulle modalità di somministrazione.

Gli investigatori cercheranno tracce anche nelle cronologie cancellate e nella navigazione anonima, passando al setaccio memorie e indirizzi IP.

Il calendario delle ispezioni

Il primo appuntamento è fissato per martedì 13 ottobre all'Istituto Agrario di Riccia, dove lavora il marito di una professoressa amica di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. In quella scuola lavora anche la sorella di un tecnico di laboratorio, mentre la figlia della donna era una studentessa e amica di Sara. Qui i computer da esaminare sono 71: 38 a disposizione degli studenti, venti nel laboratorio, cinque utilizzati dalla scuola media e otto portatili.

Il giorno successivo, mercoledì 14 ottobre alle 9, la polizia si presenterà al liceo Scientifico di Riccia, dove insegna un'amica dell'ex sindaco di Pietracatella. In questo caso i terminali da controllare sono 21. Il terzo appuntamento è in programma giovedì 15 ottobre alle 9 al liceo Classico "Mario Pagano" di Campobasso, la scuola frequentata fino allo scorso anno sia da Sara che da sua sorella Alice. Qui i computer da ispezionare sono 63.

Il quadro dell'inchiesta

L'inchiesta, coordinata dalla procuratrice Elvira Antonelli, procede per duplice omicidio volontario premeditato a carico di ignoti. Madre e figlia morirono nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 2025 nell'ospedale Cardarelli di Campobasso, dopo essere state ricoverate per sintomi riconducibili a un'intossicazione acuta. Solo successivamente, grazie alle analisi del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, fu possibile stabilire che la causa del decesso era la ricina, una tossina vegetale tra le più letali conosciute.

La procuratrice ha definito l'ipotesi di un avvelenamento accidentale "francamente, improbabile", pur precisando che gli inquirenti raccolgono elementi su tutte le piste possibili. Il fascicolo resta contro ignoti e al momento non risultano persone indagate come possibili responsabili delle due morti.

Le perquisizioni già effettuate

Nei giorni scorsi gli investigatori avevano già eseguito perquisizioni negli studi di lavoro e nella nuova abitazione di Gianni Di Vita. Tra gli oggetti sequestrati figurano la borsa di Antonella, con dentro foto delle figlie e appunti di lavoro, un cellulare, una chiavetta usb e il romanzo "Tiro al piccione" dello scrittore molisano Giose Rimanelli. L'attenzione degli inquirenti si è poi spostata sui luoghi di lavoro e di studio frequentati dalla famiglia.

In questura a Campobasso hanno continuato a sfilare persone informate sui fatti: nei giorni scorsi sono state ascoltate due donne, parenti di altre persone già sentite nei mesi scorsi, mentre in precedenza era toccato a un'amica dell'insegnante di Riccia vicina a Di Vita. Nonostante i numerosi testimoni ascoltati e le contraddizioni emerse nelle loro narrazioni, l'indagine non è ancora arrivata a una svolta.

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