Pil Usa vola a 4,3%, ma la festa dei mercati è cauta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'economia statunitense, che Donald Trump definisce essere in una "nuova età dell'oro", ha chiuso il terzo trimestre del 2025 con un botto, facendo registrare una crescita del prodotto interno lordo del 4,3%, un dato che ha superato nettamente le previsioni più ottimistiche e che ha riacceso i riflettori sulla solidità della ripresa. Una performance così vigorosa, guidata principalmente dalla robusta spesa delle famiglie per i consumi, parla di un tessuto economico domestico ancora vitale, dove redditi e fiducia sembrano resistere nonostante le turbolenze geopolitiche. Questo slancio, stando a quanto emerge dalle prime analisi, appare più legato a fattori organici, come gli investimenti in innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, che non a misure protezionistiche, delle quali nei numeri preliminari diffusi dal Bureau of Economic Analysis non si troverebbero tracce strutturali immediate.

Il timido rimbalzo delle borse europee

La notizia, che il presidente ha commentato con toni trionfalistici assicurando che "non avete ancora visto niente", ha prodotto reazioni contrastanti sui listini finanziari globali. Le borse europee, dopo una fase di stallo, hanno infatti mostrato un timido segno positivo, sebbene con differenze marcate: Milano ha chiuso con un incremento quasi impercettibile dello 0,03%, Londra si è mossa del +0,24% e Francoforte del +0,21, mentre Parigi ha fatto eccezione scivolando ancora dello 0,21%. Una dinamica che riflette la cautela degli investitori, i quali devono bilanciare l'ottimismo per una crescita così sostenuta con il timore che questa possa indurre la Federal Reserve a rivedere i propri piani di politica monetaria, ritardando eventuali tagli dei tassi di interesse.

Il volo dei metalli e il dubbio degli strategisti

Mentre l'euro si rafforzava sul dollaro, portandosi sopra la quota 1,1770, a rubare la scena sono stati i metalli, con performance storiche che hanno pochi precedenti. L'oro, dopo aver toccato un nuovo massimo a 4.497 dollari l'oncia, si è assestato comunque su livelli elevatissimi, intorno ai 4.460 dollari; l'argento ha seguito la stessa parabola, ma è stato il rame a segnare un record assoluto, superando per la prima volta la soglia dei 12.000 dollari alla tonnellata. Questi movimenti, uniti alla rotazione dei capitali verso settori più ciclici come quello finanziario – che ha trainato i recenti guadagni a Wall Street –, alimentano il dibattito tra gli analisti. Qualcuno, come lo stratega di CIBC Capital Markets Chris Harvey, ha paragonato l'attuale fase a quella del boom di Internet della fine degli anni Novanta, sottolineando però come le valutazioni odierne appaiano più solide e fondate su fondamentali reali.

Il futuro percorso della Fed sotto esame

Il quadro che ne emerge è dunque di un'economia americana che chiude l'anno con i fuochi d'artificio, ma che al contempo pone interrogativi non semplici da sciogliere per i policy maker. La forza del Pil, se da un lato allontana lo spettro di una recessione imminente, dall'altro alimenta le aspettative per una pausa più lunga della Fed nel suo ciclo di allentamento monetario, un elemento che inevitabilmente frena l'entusiasmo dei mercati azionari. Le previsioni per l'indice S&P 500, dopo il rally che ha visto il Dow Jones guadagnare 228 punti e il Nasdaq salire dello 0,5%, si sono infatti leggermente allentate, a testimonianza di un clima dove la speranza si mescola costantemente alla prudenza. La domanda di fondo, a cui i prossimi dati sul lavoro e sull'inflazione dovranno dare una risposta, è se questa corsa sostenuta dai consumi e forse dall'AI possa continuare senza generare tensioni sui prezzi, o se invece la festa per l'economia reale rischi di trasformarsi in un mal di testa per i mercati finanziari.

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