Campi Flegrei, tra bradisismo e terremoti: la realtà oltre i luoghi comuni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Ai Campi Flegrei, il bradisismo e i terremoti non sono un fenomeno costante, come spesso si sente dire. Al contrario, il sollevamento del suolo – che nella percezione comune viene identificato con il termine bradisismo, sebbene includa anche l’abbassamento – si è verificato soltanto in due periodi storici ben definiti: dal 1430 al 1538 e, successivamente, dal 1950 a oggi, con fasi intermittenti. La sismicità, invece, è un fenomeno raro, legato esclusivamente ai periodi di sollevamento del suolo o alle eruzioni vulcaniche. Dopo le prime manifestazioni tra il 1440 e il 1580, i terremoti sono tornati a farsi sentire negli anni ’70 e ’80 del Novecento, per poi ripresentarsi a partire dal 2006.
Nonostante i dati scientifici, la narrazione mediatica e politica spesso tende a semplificare, alimentando l’idea che si tratti di eventi ordinari. Una distorsione che, oltre a confondere, rischia di sottovalutare la reale portata del fenomeno. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i residenti, costretti a fare i conti con un territorio che, pur affascinante, nasconde insidie geologiche non sempre prevedibili.
Proprio in questi giorni, a Bagnoli, è stato sgomberato un palazzo in via Silio Italico, dove vivevano circa 80 persone. Lo stabile, già segnalato per problemi strutturali, è stato evacuato dopo le ultime scosse di bradisismo. Tra gli abitanti c’era anche un’anziana donna che aveva mostrato i danni causati dal crollo dello scaldabagno, sintomo di un degrado che si fa sempre più evidente. Le verifiche effettuate dalle autorità hanno riguardato 542 edifici su 750 richieste, concentrate principalmente nelle aree di Bagnoli, Fuorigrotta, Pozzuoli e Bacoli.
La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di un abusivismo edilizio che, sebbene spesso citato come causa principale dei problemi, non rappresenta l’unico fattore di rischio. Le case costruite senza autorizzazioni sono certamente un elemento critico, ma il vero nodo da sciogliere resta la gestione del territorio, divisa tra interventi urgenti e una pianificazione a lungo termine che ancora stenta a decollare.
Tra chi vive quotidianamente l’incertezza c’è Paolo Franceschini, un cabarettista originario di Mirabella Eclano che da sei anni risiede tra Napoli e i Campi Flegrei. "Vivo qui da tempo, affascinato da questi luoghi e dal loro clima", racconta, prima di passare a descrivere le scosse che hanno scosso la zona, culminate in un terremoto di magnitudo 4.4 nella notte tra il 12 e il 13 marzo. "L’epicentro è sempre nei Campi Flegrei", spiega, "e quando giro in bici mi rendo conto di essere sul bordo di un cratere enorme, molto più grande di quello del Vesuvio".




