Trump e i dazi: la globalizzazione sotto attacco
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Redazione Esteri
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Donald Trump, con la sua politica commerciale aggressiva e caotica, sta smantellando i pilastri della globalizzazione, un sistema che, pur essendo diventato nel tempo incontrollato e fonte di disparità, aveva garantito per decenni una certa stabilità economica. La sua strategia, basata su dazi reciproci e minacce continue, ha creato un clima di incertezza che ha scosso i mercati e inasprito i rapporti con la Cina, portando a una guerra commerciale senza precedenti.
L’annuncio dello scorso 2 aprile, fatto con toni trionfalistici, ha segnato l’inizio di una nuova fase in cui gli Stati Uniti, eccezion fatta per alcuni Paesi come la Russia, hanno imposto barriere doganali a macchia di leopardo. Le conseguenze non si sono fatte attendere: le borse hanno vacillato, le imprese hanno dovuto ricalcolare i costi e i governi si sono trovati costretti a rispondere con misure altrettanto drastiche.
Quella che Trump definisce una necessaria correzione di un sistema "selvaggio" – accusato di aver favorito ingiustizie e squilibri – rischia però di trasformarsi in un boomerang. La sua tattica, che alcuni analisti interpretano come un tentativo di riaffermare l’egemonia statunitense attraverso il disorientamento degli avversari, sta generando instabilità sistemica. Se da un lato è vero che la globalizzazione ha mostrato crepe profonde, dall’altro il protezionismo indiscriminato potrebbe accelerare il declino dell’Occidente, già diviso da egoismi nazionali e da una crescente sfiducia nelle istituzioni.




