«Belve Crime» torna su Rai 2, Francesca Fagnani interroga chi ha incrociato il male

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non è la politica, non è il gossip, non è nemmeno quel teatrino delle opinioni che troppo spesso riempie i salotti televisivi. Martedì 5 maggio, alle 21.20 su Rai 2, Francesca Fagnani – già ideatrice e volto del format originale – riporta in scena «Belve Crime», spin-off prodotto da Fremantle che scava senza rete nel terreno scivoloso della cronaca nera. Stavolta, però, lo sgabello non è riservato a cantanti o politici sorpresi in un momento di debolezza: vi si siederanno direttamente colpevoli, testimoni o presunti tali, protagonisti di reati veri, persone che il male lo hanno incontrato – talvolta perché lo hanno commesso, altre perché ne sono state accusate ingiustamente, altre ancora perché ne hanno visto il volto senza riuscire a distogliere lo sguardo.

L’operazione, chiara fin dal titolo, è un cambio di registro rispetto alla madre di tutte le «Belve». Qui non si cerca lo scarto retorico, la frase infelice da far rimbalzare sui social: l’obiettivo dichiarato è un’esplorazione del lato oscuro dell’animo umano, condotta attraverso interviste che non concedono facili assoluzioni né altrettanto facili condanne. La particolarità, ed è bene sottolinearlo, risiede nella scelta di evitare ogni celebrazione del crimine per concentrarsi invece sulle pieghe psicologiche di chi quel crimine lo ha subìto, agito o incrociato per caso.

Tre storie, una voce narrante

La prima puntata – quella del 5 maggio – mette in fila tre vicende e tre nomi: Katharina Miroslawa, Roberto Savi e Rina Bussone. Di ciascuno di loro, si precisa, non verranno fornite anticipazioni dettagliate: la produzione lascia che sia il racconto a fare irruzione nello studio. C’è però un’innovazione strutturale che merita attenzione. Prima che Francesca Fagnani inizi il suo a corpo con l’ospite, la parola passa a Elisa True Crime, youtuber e podcaster specializzata in ricostruzioni giudiziarie. Sarà lei – con il suo lessico asciutto, tipico di chi frequenta sentenze e atti processuali – a introdurre la vicenda e a presentare il protagonista, quasi fosse un prologo necessario prima dell’interrogatorio vero e proprio.

Questa scelta, non secondaria, serve a creare una cesura netta tra l’informazione fattuale – quella che ricostruisce i fatti senza urlarli – e la dimensione più cruda dell’intervista, dove Fagnani, come suo stile, non indossa guanti di velluto. L’effetto, almeno sulla carta, è un doppio livello di profondità: la cronaca nera diventa materia viva, non spettacolo, e lo spettatore viene preso per mano senza essere imbambolato.

L’assenza di giudizio come metodo

A differenza di molti programmi true crime che scivolano nella morbosità o, al contrario, nell’assoluzione sentimentale, «Belve Crime» dichiara una linea chiara: sullo sgabello siede chi ha incontrato il male perché autore, testimone o accusato – anche a torto. E questo “anche” pesa, perché introduce la zona grigia delle ingiustizie giudiziarie, degli errori, delle vite spezzate da un’accusa rivelatasi poi infondata. Non c’è, nelle pieghe del comunicato stampa, alcuna volontà di fare da tribunale alternativo né di sostituirsi ai magistrati. C’è invece la scelta, rara in televisione, di lasciare parlare senza sovrapporre un commento continuo.

Le frasi sono quelle dette in studio, senza filtri né redazioni che riscrivono il senso. Il rischio, per chi accetta di sedersi su quello sgabello, è altissimo: Fagnani non pratica l’intervista di cortesia, e i fatti di cronaca nera – si legge tra le righe – vengono trattati con il rispetto che si deve alle vittime, ai condannati e anche agli assolti. Non verranno forniti dettagli espliciti sulle scene del crimine, perché il programma non si nutre di quello: si nutre di domande e risposte, di silenzi e di contraddizioni.

Un appuntamento fisso in prima serata

La messa in onda, martedì 5 maggio alle 21.20 su Rai 2, non è casuale: la prima serata del secondo canale Rai viene affidata a un prodotto che mescola inchiesta e intrattenimento pesante, quello che non lascia indifferenti. La produzione Fremantle, già abituata a formati ad alto impatto emotivo, garantisce una confezione curata ma – a differenza di altri prodotti simili – non ipercinetica. Le anticipazioni parlano di un ritmo volutamente più posato, funzionale alla parola più che all’immagine.

Non ci sono, al momento, indicazioni sul numero complessivo delle puntate né su eventuali altre date. Quel che è certo è che Elisa True Crime non si limiterà a un semplice cameo: la sua presenza, annunciata come strutturale, suggerisce un’impalcatura narrativa a due voci, dove la podcaster fa da ponte tra la cronaca giudiziaria e il colloquio psicologico condotto da Fagnani. Una formula che, se reggerà la prova della messa in onda, potrebbe segnare un piccolo spartiacque nel modo di raccontare il crimine in televisione.

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