Laura Pausini, il concerto a Quito e l’ossigeno per il “mal di montagna”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La voce, quella che per trent’anni ha scavato solchi profondi nell’immaginario della musica leggera, per qualche secondo ha vacillato. Ma non per un cedimento tecnico o uno di quegli imprevisti che, a volte, trasformano i live in un puro esercizio di improvvisazione. Sul palco del Coliseo General Rumiñahui, Laura Pausini ha dovuto fare i conti con un avversario invisibile, sottile e implacabile: l’aria rarefatta di Quito, la capitale ecuadoriana che si adagia a quasi tremila metri sul livello del mare.

Era venerdì 24 aprile, nell’ambito del “Io Canto / Yo Canto World Tour 2026/2027”, quando la cantante romagnola – reduce dalle tappe sudamericane – ha dovuto interrompere la sua performance. Non una pausa artistica studiata a tavolino, bensì un bisogno fisiologico improvviso: quello di attingere a una bombola d’ossigeno portata sul palco da un membro dello staff. Di fronte a circa ottomila spettatori, l’artista ha indossato la mascherina senza cercare alibi o nascondersi, trasformando un potenziale momento di apprensione – come spesso accade in queste circostanze – in un episodio di rara umanità.

“Se non mi svenisco, mi svenirò”: la reazione sul palco

Lontana dall’andare nel panico o dal richiedere uno stop definitivo allo show, Laura Pausini ha anzi utilizzato l’ironia come scudo contro il disagio fisico. “Si può parlare mentre si fa o meglio che no?”, ha scherzato con il pubblico, mentre l’ossigeno le riempiva nuovamente i polmoni. Una battuta, quella dell’artista, che ha spezzato la tensione accumulata nei primi minuti della serata; del resto, non era la prima volta che la quota le giocava un brutto scherzo. Già nel 2024, durante una data nella capitale messicana, aveva dovuto ricorrere allo stesso stratagemma per concludere lo spettacolo.

La scelta di rimanere in scena e di gestire l’emergenza con leggerezza ha pagato. Il pubblico, inizialmente preoccupato per le condizioni della sua beniamina, ha risposto con applausi e un calore che ha permesso alla serata di proseguire senza ulteriori intoppi tecnici o emotivi. La cantante, visibilmente provata ma determinata a non deludere i fan, ha ricevuto la solidarietà anche dall’ambasciatore italiano in Ecuador, Giovanni Davoli – presente all’evento per sostenere l’artista – a dimostrazione di come la musica, a volte, diventi un ambasciatore culturale più efficace di qualsiasi trattativa.

La sfida dell’altitudine per gli artisti in tournée

Quito, con i suoi 2.850 metri, è una delle capitali più alte del mondo e rappresenta tradizionalmente un banco di prova proibitivo per i polmoni di chiunque non sia acclimatato. Non si tratta di una debolezza specifica della cantante, bensì di una reazione organica alla minore pressione parziale dell’ossigeno, un fenomeno che ha costretto anche altri big internazionali – basti pensare a quanto accaduto di recente ad artisti come Alejandro Sanz – a moderare il fiato o, in certi casi, a ricorrere a supporti temporanei. La differenza, in questo caso, è stata la modalità con cui la Pausini ha normalizzato la situazione: senza clamori, ma con una schiettezza che ha restituito alla performance una dimensione autentica, cruda.

Un tour mondiale tra successi e imprevisti fisiologici

L’incidente di Quito, circoscritto a pochi minuti di pausa, non ha inficiato la riuscita di un concerto che si è protratto per quasi tre ore, infarcito di successi e di quella verve comunicativa che ha reso celebre la cantante di Solarolo. Dopo aver chiuso il segmento sudamericano, il tour proseguirà battendo altre tappe tra Centro e Nord America, prima dell’arrivo in Europa e in Italia previsto per l’autunno. Nessuna delle date programmate è stata messa in discussione; l’ossigeno, in questo caso, ha funto semplicemente da carburante di riserva per una macchina perfetta, costretta per un attimo a rallentare a causa dell’altitudine ma certamente non intenzionata a spegnersi.

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