Laura Pausini, il concerto a Quito si ferma per un malore: sul palco arriva l’ossigeno
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il palcoscenico del Palazzetto dello Sport General Rumiñahui, a Quito, si è trasformato per qualche minuto in una postazione di pronto soccorso. Laura Pausini, mentre stava portando avanti una delle tappe del suo tour mondiale, ha improvvisamente interrotto l’esibizione. La cantante, colta da un improvviso affanno che le ha tolto il fiato, ha chiesto l’intervento del personale sanitario presente in loco, senza però abbandonare la scena, anzi, trasformando quel momento di potenziale apprensione in un atto di trasparenza nei confronti delle circa 8mila persone accorse per assistere allo spettacolo.
L'effetto dell'altitudine sulla voce
A provocare il malessere non è stata una patologia improvvisa, quanto piuttosto la geografia stessa del luogo. Quito, capitale dell’Ecuador, sorge a circa 2.850 metri sul livello del mare, una quota alla quale la pressione atmosferica si riduce drasticamente, assottigliando la quantità di ossigeno disponibile nell’aria. Per un'artista che, durante un live, è sottoposta a uno stress fisico notevole – muovendosi, ballando e sostenendo note per oltre due ore – la mancanza di respiro diventa un nemico silenzioso. Non si è trattato, quindi, di un malore improvviso nel senso clinico del termine, ma di una reazione fisiologica a una quota alla quale il non è abituato.
La gestione dell'emergenza e l'ironia sul palco
L’interruzione ha lasciato il pubblico in un silenzio carico di tensione, subito rotto dalla reazione della stessa artista. Invece di ritirarsi nel backstage, Laura Pausini ha chiesto che le portassero una bombola d’ossigeno direttamente sul palco. Indossando la maschera trasparente davanti a tutti, ha sdrammatizzato l’accaduto con una delle sue battute tipiche, chiedendo al pubblico: “Si può parlare mentre si indossa questa maschera, o è meglio di no?”. Quell’intervento faceva seguito a un momento in cui, visibilmente in difficoltà, aveva portato una mano al petto per farsi poi assistere dallo staff.
Un precedente e la normalità del "mal di montagna"
Non è la prima volta che la cantante di Solarolo ricorre all’ossigeno durante un tour latinoamericano. Già nel corso del 2024, durante un’esibizione a Città del Messico – altra metropoli situata a un'altitudine considerevole, anche se lievemente inferiore rispetto a Quito – Laura Pausini aveva avuto bisogno dello stesso supporto respiratorio per portare a termine lo show. In quella circostanza, il caldo afoso aveva aggravato la difficoltà respiratoria. Limitarsi a definire l’accaduto un "incidente di percorso" sarebbe riduttivo: in alta quota, il accusa la fatica il doppio, e per chi deve cantare, la mancanza d'aria è una vera e propria ipoteca sulla performance.
Gli operatori sono accorsi sul posto, piazzando la bombola accanto ai monitor e agli strumenti musicali. Dopo qualche minuto di assestamento – in cui l’artista ha continuato a inalare ossigeno puro senza mai perdere il contatto visivo con i fan – lo show è ripreso come se nulla fosse accaduto. La Pausini, rimasta sempre in scena, ha dimostrato una gestione della scena che ha trasformato un potenziale blackout in un momento di complicità con la platea.




