Kvara campione senza Pallone d'Oro: il paradosso del georgiano che vince tutto ma non andrà ai Mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella notte in cui il Paris Saint-Germain ha scritto un’altra pagina di storia, conquistando per il secondo anno consecutivo la Champions League al termine di una finale combattuta contro l’Arsenal, un uomo si è preso la scena più degli altri.

Khvicha Kvaratskhelia, l’ala georgiana che sembra giocare con un baricentro fuori dagli schemi e una velocità di esecuzione fuori dal comune, è stato il faro della rimonta parigina alla Puskás Arena di Budapest: suo il guizzo che ha generato il calcio di rigore trasformato da Ousmane Dembélé, suo il polso che ha tenuto in pugno il pallone per sedici partite. Eppure, nonostante questo trionfo e il premio come miglior giocatore del torneo, per lui il Pallone d’Oro resterà quasi certamente un miraggio.

Dieci gol e sette assist che non bastano per superare l’assenza mondiale

Il motivo, per quanto paradossale, è di una semplicità quasi crudele: il verdetto del premio, nelle annate che coincidono con la Coppa del Mondo, segue spesso una logica ferrea che premia i protagonisti della manifestazione iridata. La Georgia, nonostante i passi da gigante fatti negli ultimi anni, non ha superato il girone di qualificazione E – dove hanno avuto la meglio Spagna, Turchia e Bulgaria – e quindi Kvaratskhelia, a differenza di tanti suoi compagni di squadra, quest’estate rimarrà a guardare.

Come ha osservato anche Alessandro Del Piero, se non ci fosse di mezzo il Mondiale il georgiano sarebbe il favorito numero uno, perché nessuno ha inciso come lui in termini di gol (10), assist (6 o 7 a seconda delle fonti) e continuità di prestazione in Europa. Ma il Mondiale, si sa, pesa come un macigno sulle scelte dei giurati di France Football.

L’anno della definitiva consacrazione tra tattica e numeri da urlo

Ciò che rende questa storia ancora più stridente è la portata della stagione firmata da Kvaratskhelia. In sedici presenze nella massima competizione europea, ha tenuto una media realizzativa impressionante, risultando decisivo non solo nei gironi ma nelle fasi calde: decisive le sue doppiette contro il Bayern Monaco in semifinale e pesanti le sue incursioni contro Chelsea e Liverpool.

A Parigi, sotto la guida di Luis Enrique, l’ex talento del Napoli ha compiuto un’evoluzione tattica notevole: non più solo l’ala sinistra che punta l’uomo e accentra, ma un esterno moderno capace di adattarsi anche a destra e di sacrificarsi in fase di ripiego. I numeri complessivi parlano di 19 gol e 10 assist in 49 partite, una produzione offensiva che farebbe gola a qualsiasi candidato al trono del calcio mondiale.

Il verdetto della storia e l’ombra dei Mondiali sul voto finale

La consuetudine statistica, in fondo, è spietata. Dalla notte dei tempi, ogni quattro anni il Mondiale finisce per risucchiare l’attenzione e i voti degli esperti, spostando l’ago della bilancia verso chi brilla sul palcoscenico degli Stati Uniti, Canada e Messico. Che sia Harry Kane, se l’Inghilterra dovesse fare il colpaccio, o magari uno dei suoi stessi compagni di squadra come Dembélé o Vitinha (se il Portogallo dovesse stupire), il rischio per Kvaratskhelia è quello di restare intrappolato in un’ingiustizia matematica.

A nulla varrà il fatto di essere stato nominato Giocatore della Stagione UEFA, né il record di essere diventato il primo bicampione d’Europa con il Psg dai tempi del Real Madrid: senza la ribalta del Mondiale, il georgiano rischia di essere solo il più forte tra quelli che restano a casa.

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