Ellade Bandini, i ricordi di un batterista tra Guccini, De André e la nebbia di Ferrara
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ellade Bandini si racconta, e lo fa a modo suo: senza inutili virtuosismi, quasi fosse al suo posto di batterista, dove il silenzio a volte vale più di un rullo. Saranno tre gli appuntamenti ferraresi, nel corso di aprile, per presentare “L’Ellìade. Vita epica di un batterista”, l’autobiografia uscita da pochi mesi per Arcana (il 2026 è l’anno della pubblicazione). Il primo di questi incontri, in calendario venerdì 3 aprile alle 17.30 alla libreria Libraccio, lo vedrà dialogare con il giornalista Stefano Lolli; un’occasione, questa, per ripercorrere una carriera che ha attraversato decenni di musica italiana, quasi sempre lontano dai riflettori principali, ma esattamente nel cuore pulsante dei brani.
Un “albero” di nome Guccini e la scoperta di un’epica quotidiana
C’è un passaggio, nel libro, che Bandini rievoca con la precisione di chi ancora ci vede dentro una fotografia. «Fu appunto in una di quelle mattine gelide e nebbiose – si legge tra le pagine – che, giunti in via Borsieri, vedemmo nella nebbia una sagoma scura, alta e immobile proprio davanti al portone del numero 14». L’amico Ares, al suo fianco, sente chiedere in dialetto ferrarese: “Cusel cal bagai là?”. E la risposta, altrettanto in dialetto, vale già un aneddoto da raccontare per anni: “Sa vot casa sava, a mi l’am par n’arbul”. Quell’albero, alto e immobile, sorrise e si presentò: era Francesco Guccini. Un incontro, questo, che restituisce bene lo spirito del batterista: mai sopra le righe, sempre a osservare, quasi con lo sguardo di chi cerca il groove giusto anche nella vita reale.
Da Al Bano a De André, una vita senza pedana sopraelevata
Bandini, va detto, non è un musicista qualunque. La sua discrezione, a Ferrara, è quasi proverbiale: una presenza costante ma non invadente, capace di entrare in sala e modulare l’energia senza mai alzare il volume inutilmente. Ha lavorato, nel corso degli anni, con artisti che hanno scritto pagine fondamentali della canzone italiana: oltre a Guccini e De André, ci sono stati Conte, Mina, Celentano, Bennato, Dalla, e persino Al Bano. Non un semplice turnista, dunque, ma un narratore che trasforma ogni brano in racconto – e ogni racconto, come in questa autobiografia, in un frammento di storia collettiva.
Il gran finale al Jazz Club, tra memoria e presente musicale
Dopo l’avvio alla Libraccio, la presentazione proseguirà lunedì 27 aprile al Palazzo Roverella, precisamente nel Salone d’Onore del Circolo dei Negozianti. L’ultimo atto, definito dallo stesso Bandini come “gran finale”, è fissato per giovedì 30 aprile al Torrione San Giovanni, sede storica del Jazz Club Ferrara; l’occasione rientra nella stagione “Tutte le Direzioni in Winter & Springtime 2026”. Nessuna celebrazione astratta, in queste serate, ma il racconto vivo di chi ha saputo ascoltare il respiro di una canzone prima ancora di suonarla. Anche perché – e Bandini lo sa bene – la musica, come la scrittura, si misura negli spazi vuoti, nelle pause, in quella nebbia ferrarese dove persino un futuro grande cantautore poteva sembrare, agli occhi di un batterista, semplicemente un albero.
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