A Torino e in montagna, due riti spontanei nel giorno di Fabrizio De André

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Domenica 11 gennaio, mentre la città si risveglia sotto una fredda coltre invernale, Piazzetta Reale a Torino tornerà a riempirsi di quelle voci e di quelle chitarre che, ormai da anni, trasformano l’anniversario di una scomparsa in una celebrazione della presenza. È lì che si ripete, senza bisogno di locandine ufficiali né di sponsor, la “Cantata per Fabrizio De André”, definita dagli organizzatori, se così si possono chiamare i semplici promotori di un’idea, un “ritrovo spontaneo di voci, chitarre e affetto”. Quell’affetto, che non si è scalfito con il passare del tempo dal 1999, trova la sua espressione più genuina in un coro che nasce dal basso, in un momento collettivo divenuto, per una cerchia sempre più ampia di persone, un appuntamento irrinunciabile e quasi un rito laico. Una forma di devozione popolare che, sfuggendo alle logiche del mercato e dello spettacolo, si affida alla memoria condivisa di testi e melodie, dimostrando come l’eredità di un artista possa vivere ben al di fuori dei circuiti tradizionali.

La messa "ad memoriam" nel silenzio di Coumboscuro

Lo stesso giorno, ma in una cornice completamente opposta e per molti versi complementare, un altro rito si prepara a onorare la figura del cantautore genovese. A Sancto Lucio de Coumboscuro, piccolo borgo arroccato in montagna dove il silenzio invernale è rotto solo dal vento, da ventisette anni l’11 gennaio si tiene una Santa Messa “ad memoriam” dedicata a Fabrizio De André. La funzione, fissata per le 9 del mattino, cade quest’anno proprio nel giorno esatto della sua scomparsa, aggiungendo un ulteriore strato di significato a una tradizione che affonda le radici in un passato fatto di legami personali. Quella celebrazione, semplice e sentita, nasce infatti dalla riconoscenza per la presenza di Faber in quei luoghi, presenza che generò un’amicizia profonda e una stima reciproca con il “Magistre” del paese, intrecciando per sempre la storia personale dell’artista con quella della comunità locale che, a modo suo, ne custodisce il ricordo.

I tributi sul palco: dal Politeama al Moderno

Parallelamente a queste commemorazioni più intime e radicate, il palcoscenico tradizionale continua a proporre suoi omaggi, ciascuno con un approccio differente. Domenica 22 febbraio sarà il Teatro Politeama a ospitare “Parole di Faber – Il Grande Tributo a Fabrizio De André”, spettacolo che torna con un cast rinnovato di professionisti e una nuova voce solista dalla sorprendente vicinanza timbrica a quella di Faber. Il progetto, per l’edizione 2025/2026, promette un viaggio musicale rispettoso che attinge dal repertorio più amato, affidandosi ad arrangiamenti fedeli agli originali e alle sonorità dei celebri concerti con la PFM, nel tentativo di restituire la complessa poesia e la profondità di un’opera diventata patrimonio comune.

Un altro pezzo di storia vivente della musica italiana salirà sul palco, invece, al Teatro Moderno. Si tratta del batterista Ellade Bandini, che con De André collaborò stabilmente a partire dal 1984, accompagnandone album e tournée, e che domani si esibirà insieme agli Hotel Supramonte in un concerto interamente dedicato al repertorio di Faber. Il gruppo, il cui nome è esso stesso un prestito dal Titolo di una canzone di De André, ha sviluppato nel tempo una reinterpretazione intensa e coinvolgente di alcuni dei brani più noti, offrendo ora la possibilità di ascoltarli attraverso la filtro dell’esperienza diretta di chi, come Bandini, quelle canzoni le ha suonate e vissute accanto al loro autore.

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