Minacce a don Patriciello, nel mirino anche Meloni e un cronista: il prefetto ordina il rafforzamento della scorta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La messa domenicale nella chiesa di San Paolo Apostolo, nel cuore del Parco Verde di Caivano, si è trasformata in un momento di racconto pubblico e di denuncia. Don Maurizio Patriciello, parroco da anni impegnato in una battaglia quotidiana contro la camorra e il degrado, ha scelto di condividere con i fedeli il contenuto di una busta recapitata tra la posta ordinaria, quella delle bollette e della corrispondenza quotidiana -7. All'interno, alcune fotografie che lo ritraevano e uno scatto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con il volto cerchiato in rosso. Un segnale inequivocabile, un messaggio intimidatorio corredato da frasi violente che minacciavano di morte non solo il sacerdote, ma anche un giornalista vicentino, Adriano Cappellari, e la stessa premier -5-7. «Questo signore può dire quello che vuole, ma ha il dovere di firmare», ha commentato don Patriciello dal pulpito, definendo l'atto come il gesto di un vigliacco, eppure aggiungendo, con la determinazione di chi non arretra, che non basterà una lettera per farli tornare indietro -3.
A rafforzare il clima di allerta e la risposta istituzionale, nella chiesa era presente il prefetto di Napoli, Michele di Bari, insieme al procuratore di Napoli Nord, Domenico Airoma, al sindaco di Caivano, Antonio Angelino, e ai vertici provinciali delle forze dell'ordine -3. Una presenza, quella del rappresentante del governo sul territorio, che ha preceduto la decisione, assunta nel corso di una riunione di coordinamento tenutasi in comune, di inasprire le misure di protezione per il sacerdote, già sottoposto a scorta dopo i ripetuti atti intimidatori subiti negli anni -1. L'escalation, che ha portato i militari e gli investigatori a valutare con la massima attenzione il livello di minaccia, ha visto un immediato raccordo tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e lo stesso prefetto di Bari, segno di una mobilitazione che parte dai territori per arrivare fino ai vertici dello Stato -2-10.
Il timbro di Padova e il mistero della matrice
Un elemento, tra i tanti, ha acceso i riflettori degli inquirenti e gettato una luce particolare sulla vicenda, spostando idealmente il baricentro delle indagini dal Napoletano al Veneto. La busta recapitata a don Patriciello, infatti, riportava il timbro postale del centro di meccanizzazione di Padova -3-5. Un dettaglio che si lega a doppio filo con la storia del terzo destinatario delle minacce, il giornalista Adriano Cappellari, collaboratore del Giornale di Vicenza e del quindicinale L’Altopiano. Cappellari, che aveva conosciuto il parroco di Caivano nell'agosto del 2024 durante un incontro a Enego organizzato dal Tavolo della Legalità, non è nuovo a questo tipo di intimidazioni -5. Da novembre, nelle sue parole rese pubbliche dopo l'ultima missiva, riceve messaggi analoghi nella sua abitazione e in redazione: lettere anonime con frasi stampate in rosso, spesso accompagnate da foto che lo ritraggono insieme a don Patriciello e alla presidente Meloni, e che gli intimano di smettere di scrivere -4-7.
Il legame tra i due, nato da un articolo di solidarietà scritto dal cronista dopo un precedente atto intimidatorio subito dal sacerdote, sembra essere il filo rosso che unisce le vicende. Nella lettera arrivata a Caivano, l'intimazione a far desistere Cappellari dal suo lavoro era chiara e diretta -5. Lo stesso don Patriciello, nel raccontare ai fedeli il contenuto del messaggio, ha rivelato un particolare agghiacciante: appresa la notizia, il giornalista gli avrebbe confessato di ricevere minacce da mesi, tanto da aver dovuto installare telecamere di sorveglianza sotto casa, e di aver già ricevuto, in passato, tre proiettili in una busta -7. Un racconto che ha lasciato il parroco «stordito e incredulo», nella consapevolezza che il tentativo di colpire lui e chi racconta la sua battaglia arriva da una regia che, partendo dal Veneto, intende seminare paura su più fronti -7.
La risposta dello Stato tra controlli e solidarietà
Di fronte all'ennesimo atto di intimidazione, che allarga il cerchio dei bersagli includendo figure istituzionali e professionali, la macchina della sicurezza ha accelerato i tempi. Il prefetto Di Bari, al termine del vertice tenutosi a Caivano, ha disposto non solo un incremento delle misure di vigilanza personali per don Patriciello, ma anche un rafforzamento dei controlli territoriali nell'area del Parco Verde, da tempo al centro di un'operazione di ripristino della legalità voluta dal governo -1-6. Il procuratore Airoma, presente sia in chiesa che al tavolo tecnico, segue con attenzione gli sviluppi investigativi, mentre gli inquirenti lavorano per risalire alla fonte delle missive, senza escludere alcuna pista, da quella di una matrice camorristica a quella legata a gruppi anarchici, data anche la modalità delle comunicazioni -7. Intanto, la Procura di Napoli Nord ha aperto un fascicolo, e le forze dell'ordine stanno analizzando buste e fotografie alla ricerca di elementi utili, come tracce biologiche o particolari nella grafia e nella stampa dei testi minacciosi.
La solidarietà istituzionale non si è fatta attendere, con dichiarazioni che hanno voluto ribadire la compattezza dello Stato di fronte a questi episodi. Il sottosegretario Pina Castiello ha parlato di atti intimidatori che certificano come «la svolta di Caivano impressa dal governo stia colpendo nel segno, togliendo fiato e spazi di manovra a quei grumi criminali il cui tempo è ormai finito» -2-6. Parole che riecheggiano la determinazione espressa dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, il quale ha parlato di episodi che meritano una ferma condanna, sottolineando l'incompatibilità di certi metodi con i principi del vivere civile -1-7. E se da un lato le istituzioni serrano i ranghi, dall'altro emerge la figura di un cronista che, nonostante la paura, ha deciso di non tacere: «Mi dispiace che per colpire la mia persona si stiano minacciando personalità pubbliche, ma continuerò a scrivere», ha dichiarato Cappellari, raccogliendo la solidarietà del Consiglio di redazione del Giornale di Vicenza, che ha visto nel mirino puntato contro di lui un attacco alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati -4-5.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
