Attentato incendiario a Enego, il cronista Cappellari nel mirino: ordigno e lettera con minacce a Meloni e don Patriciello
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Redazione Interno
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Un boato, nel silenzio dell’Altopiano vicentino, ha squarciato la notte di Enego. Era poco dopo le ventitre e trenta di sabato, quando un ordigno rudimentale, composto da alcune bombolette di gas artigianalmente assemblate all'interno di una scatola, è stato fatto esplodere davanti al cancello dell'abitazione del giovane cronista Adriano Cappellari.
L'esplosione, raccontano i vicini, ha generato una fiammata di notevole altezza che ha danneggiato la recinzione e infranto i vetri di alcune finestre, costringendo i vigili del fuoco a un intervento tempestivo per domare l'incendio prima che si propagasse. L’abitazione, al momento dell’attacco, risultava occupata solo da Cappellari, il quale – reduce da una serata trascorsa in casa di vicini – era rientrato da pochissimi minuti, scampando così per circostanze puramente fortuite a un contatto diretto con le fiamme.
La strategia dell'intimidazione parallela
A corroborare la matrice intimidatoria del gesto, però, non è stato solo l’ordigno. Nella cassetta della posta del giornalista, come se il boato non fosse sufficiente a veicolare il messaggio, gli inquirenti hanno rinvenuto una lettera contenente minacce di morte esplicite.
Un dettaglio, quest’ultimo, che restituisce la cifra di una persecuzione studiata e reiterata: il plico, infatti, non era anonimo nel senso stretto del termine, ma corredato da fotografie che ritraggono lo stesso Cappellari, il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello (storico oppositore dei clan) e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Secondo una ricostruzione fornita dallo stesso sacerdote, quella ritrovata sabato non sarebbe la prima missiva di questo tenore; già nei mesi scorsi, tra febbraio e novembre dell'anno precedente, erano state recapitate ai due uomini lettere scritte con lo stesso inchiostro rosso e caratterizzate dalle medesime fotografie, a dimostrazione di un filo rosso che lega gli episodi intimidatori alla copertura giornalistica delle battaglie legalitarie nel territorio campano.
La pista tecnologica e le parole del cronista
Sconvolto ma lucido, Cappellari ha fornito ai militari dell'Arma (intervenuti prontamente dalla stazione di Enego e dalla Compagnia di Bassano del Grappa) un supporto fondamentale: le immagini degli impianti di videosorveglianza privati. Sui frame, gli investigatori stanno analizzando i movimenti di un uomo – descritto come incappucciato e, stando ad alcune fonti, armato – che si introduce nella proprietà, deposita il pacco contenente l’ordigno e si dilegua rapidamente a piedi.
«Sono sconvolto – ha dichiarato il cronista, collaboratore del Giornale di Vicenza e del quindicinale L’Altopiano – Evidentemente qualcuno mi sorvegliava. Non riesco a capire il motivo di tanto accanimento». La sua voce, spezzata ma ferma, restituisce la tensione di chi sa di essere un bersaglio; del resto, non è un segreto che il suo lavoro di cesello sulla realtà di Caivano e l’appoggio dichiarato all’operato di don Patriciello lo avessero già esposto in passato ad altri messaggi minatori.
Le reazioni istituzionali e il contesto giudiziario
La solidarietà al giornalista è giunta tempestivamente dai vertici delle istituzioni, a riprova della sensibilità del caso. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso piena vicinanza alla vittima, definendo l’accaduto un grave attentato intimidatorio. Sul versante tecnico-giudiziario, i carabinieri stanno attualmente vagliando la natura esatta dell'esplosivo rudimentale e cercando di risalire all’identità del mittente attraverso la comparazione delle lettere minatorie (sia quella recente sia quelle pregresse) e l’analisi dei frame ripresi dalle telecamere.
L'attenzione è alta, non solo per la violenza inusuale dell'atto (passare da una lettera a un ordigno rappresenta un'escalation fattuale oggettiva), ma anche per la natura “politica” dei soggetti minacciati: il riferimento alla premier e a un simbolo della resistenza antimafia come don Patriciello allarga inevitabilmente il perimetro dell'indagine, che gli inquirenti stanno sviluppando senza escludere alcuna pista relativa alla criminalità organizzata o a emulatori isolati.




