Adriano Cappellari racconta l’ordigno sotto casa: “Non credo alla camorra”
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Redazione Interno
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L’ordigno esploso sotto casa di Adriano Cappellari ha provocato momenti di grande paura nella notte tra sabato e domenica a Enago. Il collaboratore ventenne del quindicinale L’Altopiano e del Giornale di Vicenza ha raccontato di non essersi aspettato un episodio simile e di essere ancora scosso per quanto accaduto.
Pur senza indicare un possibile responsabile, il giovane cronista afferma di poter escludere un collegamento con la camorra e ritiene invece che dietro l’azione possa esserci una persona del territorio.
“È stata una cosa paurosa, inaspettata”, ha spiegato, sottolineando di non avere ancora compreso quale possa essere il motivo di un gesto così grave.
L’esplosione è avvenuta poco dopo il suo rientro a casa. Cappellari ha raccontato di aver trascorso la serata dai vicini, fermandosi a cena prima di tornare nell’abitazione intorno alle 23. Una volta rientrato, avrebbe scambiato ancora qualche parola con i vicini prima di entrare definitivamente in casa.
Secondo la sua ricostruzione, la bomba sarebbe esplosa circa cinque minuti dopo il suo ingresso. Un dettaglio che lo ha colpito particolarmente e che lo porta a pensare che chi ha agito fosse a conoscenza dei suoi movimenti. In quel momento era da solo, mentre i genitori si trovavano all’estero per alcuni giorni, in Svizzera.
Il sospetto di essere osservato e le domande ancora aperte
Tra gli aspetti che più preoccupano il giovane giornalista c’è proprio la coincidenza temporale tra il suo rientro e l’esplosione. Cappellari sostiene infatti che la persona responsabile potesse sapere con precisione quando sarebbe arrivato a casa e che fosse informata anche dell’assenza dei genitori.
“Credo di essere spiato”, ha dichiarato, collegando questa convinzione al fatto che l’ordigno sia esploso pochi minuti dopo il suo ingresso nell’abitazione. Al momento, però, non indica un movente preciso e continua a interrogarsi sulle ragioni che possano aver portato qualcuno a colpirlo in questo modo.
Nonostante la paura, il ventenne ha ribadito la volontà di andare avanti. Le ore successive all’attentato sono state segnate da numerose manifestazioni di solidarietà e da molte telefonate ricevute.
Cappellari si è detto stupito e commosso dagli attestati di vicinanza arrivati dopo l’accaduto, soffermandosi in particolare sul messaggio ricevuto dalla presidente del Consiglio, che ha ringraziato pubblicamente per la sensibilità dimostrata nei suoi confronti.
Pur restando profondamente turbato dall’episodio, il giovane cronista ha spiegato di voler continuare il proprio percorso senza lasciarsi fermare dall’intimidazione.
Le minacce precedenti e il nuovo episodio nella notte
L’esplosione davanti all’ingresso del complesso residenziale dove vive Cappellari non rappresenta un fatto isolato. Secondo quanto emerso, il collaboratore del Giornale di Vicenza e del periodico L’Altopiano sarebbe infatti da mesi bersaglio di atti intimidatori compiuti da ignoti.
L’episodio avvenuto nella notte tra sabato e domenica viene descritto come l’ennesimo grave gesto nei suoi confronti. Il boato è stato seguito da alte fiamme che si sono sviluppate nella zona dell’ingresso, aumentando ulteriormente la gravità dell’accaduto e l’allarme tra i residenti.
Alla tensione provocata dall’attentato si aggiunge anche il ritrovamento di una nuova lettera di minacce, elemento che contribuisce ad alimentare le preoccupazioni del cronista. Lo stesso Cappellari ha raccontato di sentirsi turbato per quanto accaduto, soprattutto alla luce della successione di episodi che lo hanno coinvolto negli ultimi mesi.
L’attacco della notte, avvenuto intorno alle 23.30, rappresenta finora uno dei momenti più inquietanti di questa serie di intimidazioni e lascia aperti numerosi interrogativi sulle responsabilità e sulle motivazioni che hanno portato all’esplosione dell’ordigno sotto casa sua.




