L’ordigno a Enego e il filo oscuro che lega Cappellari, don Patriciello e la premier

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è materializzata nella notte, l’ennesima intimidazione, tra le fiamme di un ordigno rudimentale che ha illuminato a giorno una tranquilla via di Enego, sull’Altopiano di Asiago.

L’obiettivo era Adriano Cappellari, giovane cronista del quindicinale “L’Altopiano”, preso di mira – ancora una volta – per il suo coraggio investigativo, quello stesso che da mesi lo spinge a varcare i confini geografici e narrativi della sua Veneto per raccontare l’inferno e la rinascita di Caivano. ilgiornale +3

L’esplosione, che non ha causato vittime ma ha squarciato il silenzio della comunità montana, è solo l’ultimo, gravissimo tassello di un puzzle inquietante: nella cassetta della posta lasciata accanto ai resti delle bottiglie incendiarie, gli attentatori hanno infilato una lettera che non si limita a minacciare il giornalista, ma allarga il mirino a due figure simbolo della legalità, il parroco antimafia don Maurizio Patriciello e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. esteri +3

«Un salto di qualità inquietante»: la solidarietà delle istituzioni

Le reazioni non si sono fatte attendere, a testimonianza della gravità di un gesto che esce dagli schemi della classica prepotenza locale.

Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, ha parlato senza mezzi termini di un “salto di qualità inquietante”, ricordando come Cappellari fosse già stato bersaglio di minacce precedenti; la sua voce si è levata ferma a nome di un territorio che, a suo dire, «respinge violenza e ricatti». la7 +3

Nella stessa scia si è mossa la solidarietà del governo, con la premier Meloni che ha definito l’accaduto «inaccettabile», un attacco irricevibile alla libertà di stampa e a quei giovani – come il cronista veneto – che non temono di documentare il marcio pur di provare a cambiare le cose.

Non è sfuggita a nessuno, poi, la coincidenza temporale: il ritrovamento dell’ordigno giunge a pochi giorni dalla visita programmata di don Patriciello a Bassano del Grappa, località a un passo da Enego, dove il sacerdote era atteso per parlare proprio di legalità. la7 +3

Le foto con la “x” rossa e il legame con Caivano

Don Patriciello, interpellato sull’escalation, ha rivelato un dettaglio che trasforma la vicenda da semplice atto vandalico a strategia intimidatoria ben precisa.

«Ogni volta che lui ha avuto minacce, c’è sempre il mio nome e quello di Giorgia Meloni accanto al suo», ha dichiarato il sacerdote, visibilmente preoccupato per la sorte del giovane collega. La genesi di questo legame pericoloso risale all’agosto del 2025, quando i due condivisero il palco di un convegno a Enego. ilgiornale +3

Da allora, le lettere minatorie sono fioccate: prima a febbraio (una per Patriciello) e poi già nel novembre precedente per Cappellari, tutte accomunate dallo stesso modus operandi.

La scorsa notte, come confermato dalle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso un uomo col volto coperto armato di pistola, gli autori hanno aggiunto il fuoco alle parole, lasciando sul posto fotografie dei tre “bersagli” – il giornalista, il prete e la leader di Fratelli d’Italia – deturpate da una grande “x” rossa. ilgiornaledivicenza +3

Indagini in corso e lo scenario dell’intimidazione sistematica

I carabinieri della compagnia di Bassano del Grappa stanno ora setacciando i filmati e analizzando l’ordigno, mentre la procura valuta le ipotesi di reato, che vanno dal tentato omicidio all’attentato incendiario aggravato dalle minacce.

Quello che emerge con chiarezza è il tentativo di colpire un simbolo: Cappellari, un ventenne con la macchina fotografica a tracolla, è diventato l’anello debole di una catena che unisce la periferia nordestina al cuore pulsante della camorra in Campania. cisl +3

«Evidentemente qualcuno mi sorvegliava», ha commentato il cronista, sconvolto ma determinato a non abbassare la guardia. Nella missiva rinvenuta, chi ha agito intima ai familiari di far desistere il giornalista dal suo impegno, minacciando conseguenze ben peggiori se l’allarme sociale dovesse continuare a risuonare alto.

E mentre la politica si stringe attorno a lui, l’ombra della criminalità organizzata – o di emulatori violenti – cerca ancora una volta di scrivere le proprie regole a colpi di esplosivo e terrore. la7 +3

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