Mestre, la violenza nell’ex Telecom: confermato il carcere per il tunisino accusato di stupro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tra le macerie dell’ex palazzo Telecom, a due passi dal centro di Mestre, si è consumata una vicenda che ha riacceso il dibattito sul degrado urbano e l’incapacità di gestire spazi abbandonati. Una donna di 32 anni, tenuta segregata per giorni e ripetutamente violentata, è riuscita a fuggire solo grazie a un momento di distrazione del suo aguzzino, un tunisino di 33 anni il cui fermo è stato confermato dal gip Rosa Maria Barbieri. L’uomo, che non ha rilasciato dichiarazioni durante l’interrogatorio, resterà in carcere in attesa del processo.

La dinamica, ricostruita attraverso le testimonianze e gli elementi raccolti dagli investigatori, dipinge un quadro agghiacciante. La vittima, priva di legami con l’ambiente dello stabile – da tempo rifugio di senza tetto e soggetti ai margini – sarebbe stata trascinata con la forza all’interno dell’edificio, dove ha subito abusi per giorni. A permetterle la fuga è stata la provvidenziale attenzione di alcuni esercenti della zona, tra cui Maurizio Niero, titolare dell’osteria "Da Gino", che ha immediatamente allertato le forze dell’ordine.

L’ex Telecom, diventato simbolo dell’incuria, era già noto alle autorità per episodi di microcriminalità e occupazioni abusive. Il Comune, dopo anni di interventi inefficaci, ha inviato un’ultimativa diffida alla proprietà, ordinando la messa in sicurezza della struttura. «Se non provvederanno loro, lo faremo noi a loro spese», hanno chiarito da Ca’ Farsetti, sottolineando come la mancata manutenzione abbia di fatto creato un covo per attività illecite.

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