Caos a Kiev e scontro con Mosca: Zelensky silura Syrskyi, la Russia espelle l'addetto militare italiano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi di vertice nelle istituzioni ucraine si è risolta con il cambio al vertice delle forze armate, mentre parallelamente si è aperto un nuovo fronte di tensione diplomatica tra Roma e Mosca. Il presidente Volodymyr Zelensky ha ufficialmente rimosso il generale Oleksandr Syrskyi dal ruolo di comandante in capo, sostituendolo con il generale Mykhailo Drapatyi, una mossa che segue giorni di pressioni politiche e pubbliche, ma che arriva mentre la Russia ha disposto l'espulsione di due funzionari dell'ambasciata italiana, segnando una netta escalation nelle relazioni bilaterali.

Il ritiro di Syrskyi e la promozione di Drapatyi

La decisione di Zelensky, annunciata in un messaggio su Telegram, pone fine alle settimane di incertezza sul futuro del comando militare ucraino. "Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi", ha dichiarato il presidente, che ha comunque voluto ringraziare il suo predecessore per il lavoro svolto. "Sono grato a Oleksandr Syrsky e a tutti i nostri soldati per le solide posizioni in prima linea dell'Ucraina".

La sostituzione era nell'aria da giorni, alimentata dalle crescenti critiche alla conduzione della guerra e da un presunto attrito interno tra lo stesso Syrskyi e il recentemente rimosso ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov. Il generale Drapatyi, che finora comandava le forze congiunte, è considerato un comandante popolare e con esperienza diretta sul campo, e la sua nomina sembra rispondere alla richiesta di un cambio di passo nella strategia militare, emersa anche durante le proteste dei giorni scorsi.

Il clima di tensione ai vertici era emerso anche in un tentativo di Syrskyi di ricucire lo strappo con Fedorov, chiedendo scusa pubblicamente per la durezza dei toni, ma invitando a concentrarsi sulla "vittoria" globale piuttosto che su questioni personali. Secondo alcune fonti, il presidente ucraino avrebbe anche proposto a Fedorov un ruolo di primo piano nel Consiglio di sicurezza nazionale, ma l'ex ministro avrebbe preferito tornare alla guida del dicastero della Difesa.

La scelta di Drapatyi sembra così destinata a chiudere il capitolo di un conflitto ai vertici che rischiava di minare ulteriormente la fiducia nelle istituzioni di Kiev.

La replica di Mosca all'espulsione degli agenti russi

A complicare ulteriormente il quadro internazionale, si inserisce la dura replica della Russia all'Italia. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha confermato che l'espulsione dell'addetto militare italiano a Mosca e del suo assistente rappresenta una misura speculare e una risposta diretta all'allontanamento di due addetti militari russi da Roma, avvenuto il 9 luglio.

In un botta e risposta con il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che aveva definito il provvedimento russo "un atto di vendetta" e "senza alcun motivo", Zakharova ha respinto al mittente le accuse, definendo le affermazioni del vicepremier come "false".

"La decisione rappresenta una risposta alle azioni del governo italiano", ha ribadito la portavoce, che ha anche ironizzato sul trattamento riservato ai diplomatici, chiedendosi se il governo italiano riferisca i fatti alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dipingendo "i buoni diplomatici italiani" come vittime e "i cattivi diplomatici russi" come colpevoli.

La tensione tra i due Paesi, dunque, si innalza, con l'Italia che aveva accusato i due funzionari russi di attività di spionaggio ai danni della sicurezza nazionale, mentre Mosca rivendica la legittimità della propria contromisura, definendola una semplice ritorsione su base di reciprocità.

Il contesto bellico e il fronte diplomatico

In questo clima di tensione interna e internazionale, il conflitto sul terreno prosegue senza sosta. La notte scorsa la Russia ha lanciato un massiccio attacco con droni contro l'Ucraina, colpendo diverse località e causando vittime, mentre Kiev ha rivendicato il danneggiamento di due petroliere e di quattro navi mercantili nel Mar Nero, in quello che Zelensky ha definito un attacco contro la "flotta fantasma" russa.

La nomina di Drapatyi, fortemente voluta anche da una parte dell'opinione pubblica e dai militari, che in questi giorni hanno manifestato per chiedere un cambio alla guida dell'esercito, sembra proprio la risposta del presidente ucraino a una pressione che rischiava di diventare ingestibile.

Sullo sfondo, il Cremlino ha ribadito la propria ferma opposizione a un eventuale dispiegamento di truppe straniere in Ucraina e ha escluso contatti con il nuovo premier britannico, mentre il Fondo Monetario Internazionale ha sbloccato nuovi fondi per sostenere la stabilità economica del Paese. La decisione di Mosca di espellere i diplomatici italiani, seppur annunciata come una ritorsione, aggiunge un ulteriore elemento di frizione in un contesto internazionale già reso fragile dalla guerra, mettendo a dura prova i già tesi rapporti tra la Russia e i Paesi della NATO.

L'Italia, dal canto suo, aveva già denunciato la gravità delle attività spionistiche dei due militari russi, accusati di aver cercato di ottenere informazioni sensibili su sistemi di difesa e tecnologia militare.

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