Madre del ragazzo rapinato a Milano: "Nessuno lo ha aiutato, poteva morire nell'indifferenza"
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Redazione Interno
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Un ragazzo di quindici anni, mentre si trovava nella zona di corso Buenos Aires a Milano domenica sera, è stato aggredito, sequestrato e derubato da un gruppo di coetanei. Il racconto della madre, che parla pubblicamente per la prima volta, mette in luce una dinamica che va oltre la semplice rapina, spostando l'attenzione sul comportamento dei passanti. Secondo quanto dichiarato dalla donna, suo figlio, durante l'aggressione, avrebbe cercato in tutti i modi di attirare l'attenzione delle persone che incrociava per strada, facendo capire di trovarsi in grave pericolo. Nonostante i suoi tentativi, che lei definisce implorazioni, nessuno degli astanti sarebbe intervenuto in suo soccorso, neppure per chiamare le forze dell'ordine.
La minaccia al padre e l'arresto degli aggressori
L'episodio criminale, comunque, ha conosciuto una brusca escalation quando uno degli aggressori, dopo aver sottratto al ragazzo il telefono e altri effetti personali, ha utilizzato il dispositivo per contattare il padre della vittima. Dall'altra parte della linea, il genitore si è sentito pronunciare una minaccia precisa: se non avesse ricaricato immediatamente una carta prepagata con cento euro, suo figlio sarebbe stato ucciso. La richiesta estorsiva, che costituisce un reato autonomo, ha spinto la famiglia a rivolgersi immediatamente alle autorità, le quali sono riuscite a rintracciare e fermare i sospettati in tempi rapidi. Gli investigativi hanno identificato quattro persone, tutte molto giovani, tre maschi e una femmina, che sono state portate in carcere o in strutture per minori.
Il profilo degli indagati e le accuse
I giovani arrestati, che secondo le prime informazioni fornite dalle forze dell'ordine provengono dalla provincia di Bergamo e hanno diverse nazionalità, sono già noti alle autorità per precedenti di natura penale. A loro carico il pubblico ministero ha formulato accuse gravissime, che spaziano dal sequestro di persona alla rapina, dal tentato atto estorsivo fino alla resistenza a pubblico ufficiale. Quest'ultima accusa, nello specifico, deriva dal comportamento violento tenuto da uno di loro al momento della cattura, quando avrebbe lanciato una bottiglia contro un militare, per poi attaccarlo a calci e minacciarlo brandendo un frammento di vetro. Il quadro giudiziario che si sta delineando, pertanto, appare complesso e articolato.
Il dolore per la mancata solidarietà
Ciò che ferisce profondamente la famiglia della vittima, oltre alla violenza subita fisicamente dal ragazzo che ha riportato diversi lividi, è il senso di abbandono provato durante l'aggressione. La madre, intervistata da alcuni quotidiani, non usa mezzi termini per descrivere lo sgomento suo e di suo figlio di fronte all'inerzia generale. "Mio figlio ci chiede di continuo: ma la gente come sta? Perché se ne sono sbattuti?", ha raccontato la donna, evidenziando una lacerazione nel tessuto sociale che va al di là del singolo fatto di cronaca. Il ragazzo, stando a quanto riferito, si è dimostrato coraggioso durante l'orrore, ma a turbarlo è stata proprio la consapevolezza di essere stato ignorato mentre chiedeva aiuto.




