L’Europa e l’Emilia-Romagna di fronte alla sfida dei dazi di Trump: mezzo miliardo a rischio e settori in affanno
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Redazione Interno
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Oltre mezzo miliardo di euro, 534 milioni per l’esattezza, è la cifra che l’Unione europea ha deciso di destinare alla ricerca nel prossimo biennio, con l’obiettivo di trattenere accademici e talenti in fuga. Una mossa che, seppur significativa, rischia di essere offuscata dalla tempesta commerciale scatenata dalle nuove tariffe doganali volute da Trump, le quali minacciano di colpire duramente l’export europeo, in particolare quello italiano.
L’Emilia-Romagna, regione che vanta il primato nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, si trova in prima linea. «Pagheremo un prezzo altissimo», avvertono gli industriali locali, che chiedono all’Ue e al governo italiano «contromisure solide e rapide». La richiesta è chiara: servono una strategia unitaria e azioni concrete per difendere le produzioni regionali, dal Parmigiano Reggiano alle auto di lusso, oggi appese al filo dei negoziati.
Intanto, a Washington, i colloqui tra la delegazione europea e l’amministrazione americana lasciano trapelare scarsi margini di ottimismo. Trump, che ha già annunciato dazi del 30% in assenza di accordo a partire dal 1° agosto, sembra intenzionato a mantenere una linea dura, fissando soglie minime del 15% anche in caso di intesa. Una posizione che spinge Bruxelles a cercare alleati alternativi, dal Giappone alla Cina, mentre le trimestrali delle aziende europee iniziano a risentire del clima di incertezza.
L’indice Stoxx Europe 600, dopo una previsione iniziale di un calo dello 0,2%, vede ora le stime aggravarsi a -0,7%, con il manifatturiero in netta difficoltà. Settori come l’automotive subiscono contraccolpi immediati: Jaguar Land Rover, ad esempio, ha registrato un crollo del 15,1% nelle vendite negli Usa, attribuendolo alla paralisi delle spedizioni dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe.




