Maltempo in Calabria, il presidente Occhiuto ha formalmente richiesto lo stato di emergenza nazionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La furia dell’acqua e del vento che si è abbattuta sulla Calabria nelle ultime ore, e della quale ancora si contano i danni materiali, ha spinto la giunta regionale a convocare una seduta straordinaria e a deliberare un atto formale di indirizzo politico-amministrativo. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha infatti ufficializzato la richiesta al governo centrale per il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale, un passaggio considerato ormai non più rinviabile viste le proporzioni assunte dal disastro idrogeologico. L’ondata di maltempo, che non ha risparmiato nessuna delle cinque province, ha letteralmente messo in ginocchio ampie porzioni di territorio, costringendo i soccorritori, tra i quali un ruolo determinante lo stanno giocando i vigili del fuoco con i loro esperti soccorritori fluviali, a decine di interventi per mettere in salvo residenti rimasti intrappolati nelle abitazioni allagate o isolati da frane e smottamenti. A Grisolia, nel Cosentino, dieci persone sono state tratte in salvo facendo ricorso ai gommoni, mentre a Rogliano quattro cittadini, la cui casa era stata circondata dal fango e dai detriti di una frana, sono stati raggiunti e messi in sicurezza dalle squadre di terra.

Non si fermano, parallelamente all’emergenza abitativa e alla viabilità, le preoccupazioni per il comparto produttivo, motivo per cui l’amministrazione regionale ha ritenuto indispensabile inserire nel pacchetto di richieste anche una delibera specifica per lo stato di calamità naturale. Questo secondo provvedimento, stando alle dichiarazioni del presidente, è stato pensato per venire incontro alle esigenze del comparto agricolo, zootecnico e della pesca, settori che, come sempre accade in questi frangenti, subiscono danni sproporzionati rispetto alle possibilità di ripresa. La violenza delle precipitazioni, e con esse l’esondazione di fiumi come il Busento e il Campagnano nel Cosentino, ha spazzato via colture, danneggiato infrastrutture rurali e reso impraticabili terreni un tempo fertili, compromettendo di fatto il lavoro di migliaia di imprenditori che ora si trovano a dover fare i conti con bilanci aziendali pesantemente intaccati. Le operazioni di messa in sicurezza del territorio, coordinate anche con la prefettura di Catanzaro, vedono quotidianamente impegnati i carabinieri, i quali stanno operando in sinergia con le altre forze dell’ordine per presidiare le aree più a rischio e coadiuvare i piani di evacuazione laddove se ne presenti la necessità.

Lo scenario nel catanzarese e il coordinamento delle forze di soccorso

Un fronte critico, seppur con dinamiche diverse rispetto alla provincia di Cosenza, si è aperto anche nel catanzarese, dove il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri mantiene un contatto costante con il prefetto Castrese De Rosa. L’obiettivo di questo raccordo informativo continuo, va detto, è quello di monitorare l’evolversi di una situazione che nelle aree interne e sulla fascia costiera si è manifestata con frane e smottamenti di varia entità. Le intense precipitazioni, infatti, hanno saturato i terreni già di per sé fragili di questa parte di regione, provocando il cedimento di diverse carreggiate e l’isolamento temporaneo di piccole frazioni. L’impegno dei militari, in questo contesto, non si limita alla vigilanza ma si sostanzia in un supporto logistico non indifferente per i sindaci dei comuni colpiti, chiamati a gestire sul campo l’emergenza e a fornire assistenza alla popolazione locale.

Il vecchio binario sospeso sull’acqua e i segni tangibili del disastro

A rendere plasticamente l’idea della potenza distruttiva dell’acqua c’è un’immagine che arriva dal territorio di Decollatura, nell’Alto Lametino. Qui, la piena del fiume Amato ha letteralmente scavato il terreno sottostante un tratto della linea ferroviaria Cosenza-Catanzaro, un collegamento fuori esercizio ormai dal 2009, lasciando il binario sospeso per diversi metri nel vuoto, sorretto solo dalla tenuta dei traversine. Un quadro, questo, che evidenzia la fragilità idrogeologica di un’area per la quale, va ricordato, in passato erano stati stanziati finanziamenti proprio per interventi di ripristino e riattivazione della tratta. Il dissesto, insomma, non ha risparmiato neppure le infrastrutture già in disuso, dimostrando come l’ondata di maltempo abbia colpito in maniera indiscriminata l’intero territorio, aggravando situazioni di dissesto preesistenti e creandone di nuove.

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