Il video di Luca Bizzarri su La Russa e il caso Pucci: “Siamo un paese di elettori rincoglioniti”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non è bastata la conferenza stampa di Carlo Conti a mettere la parola fine sulla vicenda che riguarda Andrea Pucci e la sua mancata partecipazione al Festival di Sanremo, e anzi, proprio mentre il conduttore e direttore artistico cercava di circoscrivere la polemica, sottolineando come non ci fossero state pressioni esterne sulla sua squadra di conduttori, un nuovo intervento è arrivato a riaccendere i riflettori sull’intreccio tra politica e palcoscenico. È Luca Bizzarri, comico e autore, a raccogliere – e rilanciare con la consueta irriverenza – l’appello social lanciato poche ore prima dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale aveva pubblicamente auspicato che Conti trovasse il modo di invitare il comico milanese per una “sorpresa riparatoria” dopo le minacce e gli insulti che lo avevano costretto a gettare la spugna. Bizzarri, in un video postato sui suoi profili, non si limita a commentare il fatto in sé, ma sposta il tiro su un piano più ampio, utilizzando la figura istituzionale di La Russa come specchio di un malessere che, a suo dire, attraversa l’intero Corpo elettorale. Il suo sfogo, che in poche ore ha fatto il giro del web, è un atto d’accusa senza appello: “Ignazio La Russa, la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, un uomo delle istituzioni, il vice di Mattarella, ha fatto un video oggi – lunedì – in cui si augura che Carlo Conti inviti di nuovo Pucci sul palco di Sanremo. Io credevo fosse Lercio”. La sua incredulità, sottolineata dal riferimento alla testata satirica, lascia subito spazio a una riflessione più amara e generale, incentrata sulla responsabilità collettiva di chi quei rappresentanti se li sceglie. Bizzarri, con un lessico volutamente crudo e diretto, arriva al cuore della questione: “Io non ci faccio neanche una puntata su sta roba qua perché non abbiamo più speranze, perché siamo un paese di elettori rincoglioniti, perché se quello fa il presidente del Senato è perché siamo dei rincoglioniti”.
L’appello istituzionale che diventa caso politico
Il video del comico genovese, che arriva a poche ore dall’inizio della kermesse, si inserisce in un clima di vigilia già teso, dove le dichiarazioni di La Russa – diffuse nella giornata di lunedì – avevano subito sollevato un polverone. Il presidente del Senato, rivolgendosi idealmente a Conti, aveva definito “ingiusta sofferenza” quanto patito da Pucci, costretto a rinunciare all’Ariston dopo essere finito nel mirino di una campagna social violenta, fatta di insulti e minacce che avevano coinvolto anche i suoi familiari. La Russa, che già nei giorni precedenti aveva telefonato al comico per esprimergli solidarietà e per spronarlo a ripensarci, aveva voluto ribadire il concetto con un messaggio pubblico, chiedendo al conduttore di immaginarsi “una sorpresa” che potesse in qualche modo risarcire l’artista, senza con questo voler dettare formule o palinsesti. Un intervento, quello della seconda carica dello Stato, che ha inevitabilmente rotto gli argini della semplice cronaca spettacolare per approdare in pieno dibattito politico, riaprendo la discussione sui limiti del politicamente corretto e sul ruolo della satira in televisione. Alle parole di La Russa, peraltro, aveva fatto da contraltare la posizione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la cui presenza all’Ariston era stata oggetto di speculazioni nei giorni precedenti: fonti vicine a palazzo Chigi aveanno prontamente smentito che la premier avesse intenzione di salire sul palco, almeno in questa edizione, allontanando così l’ipotesi di una sua comparsata che avrebbe ulteriormente politicizzato l’evento.
La replica di Conti tra autonomia e rispetto delle scelte
Nel corso della tradizionale conferenza stampa di presentazione tenutasi nella sala stampa dell’Ariston, Carlo Conti aveva già affrontato il nodo Pucci con la diplomazia che lo contraddistingue, cercando di tenere insieme il rammarico personale per la piega presa dagli eventi e la rivendicazione della propria autonomia. Il conduttore aveva ribadito come l’invito a Pucci fosse nato esclusivamente da una valutazione artistica, forte dei suoi trascorsi televisivi e del successo riscosso a teatro, e aveva respinto al mittente le insinuazioni su presunte pressioni politiche per favorire o, al contrario, per escludere qualcuno dal cast. “La mia storia parla per me”, aveva tagliato corto Conti, ricordando di aver lavorato con governi di diverso colore senza mai subire condizionamenti, e aggiungendo con una punta di ironia di essere stato definito renziano in passato e meloniano ora, per concludere che probabilmente in futuro lo avrebbero bollato come cinquestelle. Sulla vicenda specifica, il direttore artistico aveva espresso tutto il suo dispiacere umano e professionale per la rinuncia di Pucci, ma aveva anche giustificato la sua paura, citando l’esempio di Maurizio Crozza e delle contestazioni subite in passate edizioni. Una linea, quella di Conti, improntata alla massima prudenza e al rispetto della decisione del comico, lontana anni luce dall’idea di una “sorpresa riparatoria” caldeggiata da La Russa e che Bizzarri, nel suo intervento, sembra invece interpretare come un’ingerenza fuori luogo.
La libertà di satira e lo scontro sulla rappresentanza
La polemica esplosa attorno al caso Pucci, e ora amplificata dalla dura replica di Bizzarri, mette in luce una tensione profonda che attraversa il mondo della cultura e dello spettacolo, chiamato a fare i conti con la polarizzazione del dibattito pubblico. Se da un lato l’intervento di La Russa può essere letto come un atto di solidarietà istituzionale verso un cittadino bersaglio di minacce, dall’altro l’interpretazione che ne dà Bizzarri – quella di un rappresentante delle istituzioni che si spende per un comico “non allineato” – solleva interrogativi sul confine tra la tutela della libertà di espressione e la protezione politica di una certa idea di comicità. Il riferimento di Bizzarri alla qualità dell’elettorato (“siamo dei rincoglioniti”) sposta il discorso dalla mera cronaca a una critica più radicale del sistema, suggerendo che figure come La Russa possano permettersi certi atteggiamenti proprio perché legittimati da un voto popolare che lui stesso, in quanto cittadino, non esita a definire miope o distratto. In questo scenario, il palco dell’Ariston, con le sue luci e le sue telecamere, diventa il luogo simbolico dove si incrociano e si scontrano visioni opposte del ruolo dell’artista e del suo rapporto con il potere: da una parte c’è chi, come Conti, rivendica la libertà del “giullare” e la sua indipendenza; dall’altra chi, come Bizzarri, vede nell’invadenza del discorso politico il sintomo di un declino civile prima ancora che culturale.




