Sanremo 2026, bufera Pucci e l’appello di La Russa a Conti per una “presenza riparatoria”. Dura replica di Bizzarri

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Alla vigilia della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, quella che segna l’ultima conduzione di Carlo Conti e che è stata idealmente dedicata alla memoria di Pippo Baudo, il Teatro Ariston torna a essere epicentro di un dibattito che travalica i confini della musica leggera per innestarsi nel solco della polemica politica. La conferenza stampa di presentazione, tenutasi questa mattina nella sala stampa dell’Ariston e che ha visto la presenza del conduttore toscano al fianco di Laura Pausini, madrina di tutte le serate, è stata inevitabilmente attraversata dalle scie di un caso che sembrava essersi chiuso con un passo indietro. Il riferimento è alla mancata partecipazione del comico Andrea Pucci, il quale aveva rinunciato all’incarico di co-conduttore dopo aver ricevuto una valanga di insulti e minacce, una vicenda che aveva già sollevato un coro di reazioni dalle quali, a poche ore dall’inizio della kermesse, non si è ancora spento -2-10.

A gettare nuova benzina sul fuoco, intervenendo a ridosso delle dichiarazioni ufficiali del direttore artistico, è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa. In un video pubblicato sui propri profili social, la seconda carica dello Stato ha espresso più di un semplice auspicio, formulando quello che ha definito un appello per una “sorpresa riparatoria”. Pur prendendo atto delle parole di Conti, il quale ha ribadito che l’invito a Pucci fu formulato senza alcuna ingerenza esterna e che la scelta di fare un passo indietro è stata del diretto interessato, La Russa ha spinto oltre la sua riflessione -1-5. Ha parlato di “ingiusta sofferenza e ingiusto obbligo di rinuncia” subiti dal comico milanese, bersaglio di attacchi, a suo dire, per il fatto di non essere allineato a un certo pensiero, e ha chiesto a Conti di non limitarsi a prendere atto della situazione, ma di adoperarsi per trovare una modalità, un espediente che possa in qualche modo restituire a Pucci uno spazio, se non sul palco, almeno nel perimetro morale del Festival -8.

La reazione a questo intervento non si è fatta attendere ed è arrivata da un altro volto noto della comicità italiana, Luca Bizzarri. Il conduttore e attore, da tempo lontano dai riflettori dell’Ariston ma sempre vigile osservatore delle dinamiche sociali, ha affidato a un video pubblicato su X la sua durissima replica, incentrata più sulla forma che sulla sostanza dell’intervento istituzionale. Con il suo tipico sarcasmo tagliente, Bizzarri ha preso di mira il ruolo stesso di La Russa, dichiarando che se una figura come la sua occupa la poltrona più alta di palazzo Madama, accanto a quella del Capo dello Stato, la motivazione va ricercata esclusivamente nella scarsa lucidità critica di un elettorato che egli definisce, in termini tutt’altro che lusinghieri, “rincoglionito” -4. Un attacco frontale che sposta l’asticella del confronto dalla vicenda specifica del comico Pucci a una più ampia questione di legittimità e rappresentanza istituzionale.

Il “no” di Conti alle pressioni e la libertà artistica in un clima teso

Nel corso dell’incontro con i giornalisti, Carlo Conti ha gestito con la consueta proverbiale calma le domande relative al caso, tentando di blindare il perimetro della sua azione di direttore artistico da qualsivoglia lettura in chiave politica. Il conduttore ha smentito categoricamente di aver subito pressioni, dirette o indirette, da parte di esponenti del governo, in particolare dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, della quale ha sottolineato la totale estraneità alle dinamiche di selezione dei conduttori, ribadendo che la sua presenza all’Ariston sarebbe possibile solo attraverso l’acquisto di un regolare biglietto, al pari di qualsiasi altro cittadino -7-9. Conti ha rivendicato con forza la propria indipendenza, un concetto che ha scandito più volte: ha ricordato di aver lavorato con governi di diverso colore senza mai ricevere indicazioni, e che il suo unico obiettivo è quello di allestire uno spettacolo, scegliendo gli artisti in base alle loro capacità professionali e non al loro orientamento politico -6.

Rispetto alla rinuncia di Pucci, il direttore artistico ha espresso tutto il suo rammarico personale, spiegando di averlo visto a teatro e di non aver mai ravvisato nei suoi spettacoli contenuti che potessero giustificare una tale ondata di odio. Ha dichiarato di comprendere le ragioni della paura dell’artista, un timore che ha paragonato a quello che, in passato, aveva assalito altri colleghi come Maurizio Crozza, e che lo ha portato a gettare la spugna per tutelare se stesso e la propria famiglia dall’eventualità di contestazioni dal vivo durante la performance sul palco -6. Una spiegazione, quella di Conti, che ha provato a riportare la vicenda su un binario strettamente professionale e umano, senza però riuscire a scalfire la coltre di polemiche che, come un mantra, torna ad avvolgere la kammermusik italiana ogni volta che si alza il sipario.

Polemiche e aspettative alla vigilia della prima serata

A rendere l’atmosfera ancora più carica di aspettative, se non di tensione, ci ha pensato il mattatore Fiorello che, collegandosi a sorpresa con la sala roof dell’Ariston dove si svolgeva la conferenza, ha ironicamente augurato a Carlo Conti e alla sua squadra “tante polemiche”. Un augurio che, a giudicare dagli eventi delle ultime ore, è stato raccolto in pieno prima ancora che la prima nota venga suonata dall’orchestra. Il caso Pucci, con il suo strascico di dichiarazioni istituzionali e repliche feroci, tiene banco e rischia di offuscare il debutto dei trenta cantanti in gara e il ritorno di volti noti chiamati a coadiuvare Pausini, da Can Yaman a Bianca Balti, passando per Achille Lauro e Irina Shayk -2.

L’intervento di Bizzarri, così netto e personale, ha ulteriormente polarizzato il dibattito, trasformando una questione di satira e libertà di espressione in un vero e proprio scontro sull’utilizzo delle istituzioni a fini che esulano dalle loro funzioni primarie. La domanda che serpeggia tra gli addetti ai lavori, mentre si attende di varcare la soglia dell’Ariston, non è tanto chi vincerà, quanto se il palco, durante le cinque serate in programma fino al 28 febbraio, riuscirà a rimanere un luogo di spettacolo oppure se diventerà, inevitabilmente, una cassa di risonanza per uno scontro che sembra ormai trascendere la musica.

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