Schlein all'assemblea Pd: condannare i violenti, ma le proteste pacifiche non si coprono

Schlein all'assemblea Pd: condannare i violenti, ma le proteste pacifiche non si coprono
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Alla Nuvola dell'Eur, davanti ai delegati riuniti per l'assemblea nazionale del Partito democratico, Elly Schlein sceglie di partire da un fatto di cronaca politica che nelle ultime settimane ha diviso il dibattito pubblico. «Non c'entriamo niente con i delinquenti» visti nelle manifestazioni di questi giorni, ha detto la segretaria dem, precisando che il Pd li ha «sempre condannati» ma che non è accettabile usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente protestano in tutta Italia perché non riescono più a vivere.

Il ragionamento della leader democratica si snoda su un doppio binario: da un lato la netta distanza da chi devasta patrimonio pubblico e privato o si scaglia contro le forze dell'ordine, dall'altro il rifiuto di una lettura che, partendo da quegli episodi, finisca per delegittimare l'intera onda di malcontento sociale.

L'attacco al governo e l'occasione sprecata

Nel corso della relazione, Schlein ha inquadrato la fase politica con una formula destinata a restare: «È il governo più longevo e più inconcludente», ha affermato, sostenendo che Giorgia Meloni abbia sprecato una occasione storica. Con quei numeri in Parlamento, ha argomentato la segretaria, l'esecutivo avrebbe potuto varare riforme coraggiose e invece non è riuscito a produrne una che cambiasse in meglio e in concreto la vita degli italiani, che oggi si trovano in piazza più poveri e più arrabbiati di ieri.

Il riferimento è alle proteste che nelle ultime settimane hanno attraversato il Paese, dalle categorie produttive agli studenti, e che secondo la leader dem il governo starebbe ignorando: le piazze chiedono alla politica di assumersi la responsabilità di scelte concrete per chi studia, lavora e produce.

La linea unitaria e il cantiere dell'alleanza

Sul fronte interno e della coalizione, Schlein ha indicato una direzione precisa, respingendo l'ipotesi di una chiusura settaria. «Noi siamo pronti, possiamo cominciare anche subito basta che siamo tutti e che non lo facciamo da soli», ha detto, spiegando che il programma va costruito insieme a tutta l'alleanza progressista che già governa nelle regioni e con tutti coloro che vogliono contribuire. La formula scelta è esplicita: «Possiamo e dobbiamo allargare ancora, non restringere».

A chi, come il presidente del M5s Giuseppe Conte, nelle settimane precedenti aveva posto la questione delle garanzie sul perimetro della coalizione, Schlein ha risposto indirettamente rivendicando la centralità del metodo unitario: con le forze dell'alleanza progressista non c'è alcuna intenzione di fare mai più il favore alle destre di dividerci.

Il nodo dello statuto e il voto sulla proroga

L'assemblea è stata convocata anche per sciogliere un passaggio organizzativo rilevante per la vita del partito. All'ordine del giorno figura la modifica dello Statuto per consentire il posticipo del congresso, in programma a marzo 2027, nel caso in cui la scadenza coincida con l'anno elettorale, come accadrà per le prossime politiche. Si tratta, nei fatti, di una proroga del mandato della segretaria, sulla quale nelle ore precedenti erano state avviate interlocuzioni con la minoranza riformista.

Giorgio Gori ha riferito che le richieste della sua area sono state ascoltate, in particolare quella di evitare che la proroga diventi un automatismo e passi invece per un voto dell'assemblea. Resta sul tavolo, secondo quanto riferito dallo stesso esponente, la discussione sulle primarie a doppio turno, questione che la minoranza potrebbe riproporre nel corso dei lavori.

Le voci dalle categorie in difficoltà

Prima dell'intervento della segretaria, sul palco si sono alternati rappresentanti del mondo agricolo, degli autotrasportatori e degli studenti, chiamati a portare la propria testimonianza sulle difficoltà legate al caro vita e alle condizioni materiali di lavoro e studio. È un passaggio che si lega direttamente al ragionamento sviluppato da Schlein sulle proteste: le istanze di chi fatica ad arrivare a fine mese, ha sostenuto la leader dem, non possono essere archiviate come un problema di ordine pubblico, ma interpellano la politica sulle scelte da compiere.

Il presidente del Pd Stefano Bonaccini, aprendo i lavori, aveva dal canto suo chiamato per nome i responsabili dei disordini, definendoli «delinquenti», e aveva aggiunto che quegli episodi non devono offuscare le ragioni delle proteste.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.