Iren, utile a 301 milioni e dividendo in aumento dell’8%: pesa di più il regolato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La holding emiliana, guidata da un consiglio di amministrazione che ha licenziato i conti nella giornata di ieri, ha messo a segno una chiusura d’esercizio che conferma la traiettoria di crescita intrapresa, con il margine operativo lordo che si è attestato a 1,35 miliardi, segnando un incremento del 6,2% rispetto all’anno precedente. Un dato, questo, che si accompagna a un utile netto balzato a 301 milioni, il 12% in più, consolidando una performance nella quale il peso delle attività regolate – quelle cioè soggette a concessione o tariffa – è divenuto via via più rilevante all’interno del perimetro di gruppo. Gli investimenti, del resto, raccontano la stessa strategia: saliti del 12% toccando quota 925 milioni, segnalano la volontà di presidiare infrastrutture e reti, laddove la stabilità dei flussi di cassa rappresenta una variabile non secondaria in un contesto economico che continua a chiedere certezze agli operatori.

Il dividendo sale a 13,86 centesimi, con pay-out al 60%

Proprio su questo solco si innesta la decisione sul dividendo, che il consiglio ha proposto di portare a 13,86 centesimi per azione, beneficiando di un aumento dell’8% rispetto al passato esercizio. Una cedola che, stando ai parametri adottati, assicura un pay-out pari a circa il 60% dell’utile netto, in perfetta coerenza con gli obiettivi già delineati nel piano industriale da 6,4 miliardi che era stato presentato lo scorso 12 novembre. A livello locale, il peso delle ricadute territoriali è tutt’altro che trascurabile: solo per il comune di Parma, tra le realtà storicamente legate alla multiutility, la quota di dividendo destinata nelle casse dell’ente ammonterà a 5,8 milioni di euro, a riprova di quanto il legame tra i conti del gruppo e le amministrazioni socie resti un elemento strutturale della governance.

Le rinnovabili restano al centro, ma la cessione resta solo un’ipotesi non attuale

Nel corso dell’approvazione dei risultati, il gruppo ha voluto chiarire un punto che nelle ultime settimane aveva alimentato qualche ricostruzione di mercato, ovvero il presunto interesse a cedere il comparto delle energie rinnovabili, facente capo a Iren Green Generation. “Al momento Iren non ha assunto alcuna decisione sulla possibile cessione del settore energie rinnovabili detenuto in Iren Green Generation”, si legge in una nota diffusa al termine della riunione del cda, con l’azienda che ha ribadito come quelle attività siano considerate “parte strategica del mix energetico”. Una precisazione non secondaria, che arriva mentre intorno al settore delle fonti pulite si muovono operazioni di aggregazione e dismissione, e che sembra voler sospendere ogni valutazione immediata, senza per questo chiudere del tutto a scenari futuri che però, al momento, restano non formalizzati.

Risultati in crescita e indebitamento sotto controllo

L’intero bilancio consolidato integrato al 31 dicembre 2025, del resto, mostra un quadro dove la solidità patrimoniale accompagna l’espansione operativa: il rapporto debito/Ebitda si è attestato a 3,1 volte, in miglioramento rispetto all’anno precedente, segno di una gestione della leva finanziaria che procede di pari passo con l’incremento della redditività. Una dinamica, questa, che consente al management di mantenere un certo margine di manovra, mentre il piano degli investimenti – già in accelerazione – continua a orientarsi verso l’ammodernamento delle reti e lo sviluppo di impianti. I numeri diffusi confermano quindi la sostanziale tenuta di un modello di business che combina una base di utili stabile, derivante dalle concessioni, con una parte più variabile legata alla volatilità dei mercati energetici, su cui Iren ha scelto di non fornire ulteriori dettagli specifici in sede di approvazione dei conti.

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