Colombia al voto, la sfida a tre tra Cepeda, l’outsider De la Espriella e la candidata del centrodestra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Bogotà si sveglia oggi sotto il segno di una polarizzazione politica che, dopo quattro anni di presidenza di sinistra con Gustavo Petro, sembra aver raggiunto il suo punto di ebollizione.

Le urne per il primo turno delle presidenziali, che delineeranno il successore dell’attuale capo di Stato per il periodo 2026-2030, vedono in lizza tre candidati principali: il favorito Iván Cepeda, che il paese lo conosce bene come senatore e filosofo, l’imprenditore e avvocato penalista Abelardo de la Espriella (quest’ultimo esponente di quella che molti definiscono una destra radicale), e Paloma Valencia, espressione del tradizionale centro-destra rappresentato dal partito Centro Democrático.

La posta in gioco non è soltanto la normale alternanza alla Casa de Nariño, ma rappresenta piuttosto un referendum sull’eredità della "paz totale" voluta da Petro, una strategia di negoziazione con i gruppi armati che, va detto, non ha raccolto i frutti sperati sul campo.

L'ombra lunga degli Accordi dell'Avana e il peso della sicurezza

C’è un filo rosso che lega questa consultazione elettorale al 2016, quando l’allora presidente Juan Manuel Santos, insignito del Nobel per la pace, dichiarava che la firma con le Farc era solo l’inizio della costruzione della pace. A dieci anni di distanza, gli Accordi dell’Avana appaiono in larga parte come una promessa disattesa: i guerriglieri dissidenti rappresentano ancora una minaccia, e il bilancio umano di sei decenni di conflitto – 262 mila morti e 8,5 milioni di sfollati – pesa come un macigno sulle coscienze.

È in questo clima di insicurezza diffusa, che si respira soprattutto nelle aree rurali e nelle periferie delle grandi città, che i candidati hanno modellato le loro proposte. Da un lato, Iván Cepeda incarna la continuità del progetto progressista, quella "potenza mondiale della vita" che Petro promise e che molti giudicano un sogno infranto; dall’altro, le opposizioni cavalcano il malcontento proponendo soluzioni diametralmente opposte.

Abelardo de la Espriella, in particolare, ha costruito la sua ascesa sull’urgenza di ristabilire l’ordine a ogni costo, criticando aspramente l’attuale governo che – a suo dire – ha "disarcionato la sicurezza" e "impoverito le casse pubbliche".

Abelardo de la Espriella, il fenomeno "outsider" che scompiglia i pronostici

Sorprendendo gran parte degli analisti e delle previsioni della vigilia, Abelardo de la Espriella si è ritagliato un ruolo da protagonista assoluto, riuscendo persino a insidiare, almeno nei sondaggi, la leadership della sinistra. Non viene dalla politica tradizionale, ci tiene a precisarlo, né è finanziato dai grandi gruppi economici: una narrazione da "outsider" puro che ha fatto breccia in un elettorato stufo delle vecchie pratiche.

Il leader di "Defensores de la Patria", che ama farsi chiamare "el Tigre", ha abbracciato una retorica fortemente conservatrice in materia di valori (difesa della famiglia tradizionale e della causa cristiana, nonostante un passato da ateo dichiarato) e un programma di "mano durissima" contro il crimine che strizza l’occhio alle esperienze di Bukele in El Salvador o di Trump negli Stati Uniti.

L’avvocato, che nel corso della sua carriera ha difeso anche personaggi controversi come Alex Saab, ha proposto di tornare a bombardare i campi narcotici, di potenziare le forze armate con aiuti esterni e di creare megacarceri, in una campagna che ha puntato molto sulla spettacolarizzazione e sull’aggressività verbale. Il suo obiettivo dichiarato è impedire il passaggio del testimone al cosiddetto "cepedismo" e dare una scossa violenta al sistema.

La destra "tradizionale" di Paloma Valencia messa all’angolo

Sullo sfondo, a fare le spese di questa polarizzazione estrema tra la sinistra ufficiale e la destra populista, rischia di essere proprio la candidata del Centro Democrático, Paloma Valencia. Nonostante l’appoggio formale del partito dell’ex presidente Álvaro Uribe, la sua campagna appare in sofferenza e quasi schiacciata dal carisma ribelle e travolgente di De la Espriella. Quest’ultimo, infatti, è riuscito a "mangiare" il consenso dei tradizionalisti della destra, apparso troppo moderato in un clima dove la piazza chiede radicalità.

Se per Cepeda il rischio è rappresentato dalla disillusione della sua stessa base (spossata dalle difficoltà economiche e dalla mancata attuazione della pace), per Valencia il pericolo concreto è quello di essere esclusa dal ballottaggio. Se così fosse, il secondo turno diventerebbe un corpo a corpo senza esclusione di colpi tra l’erede di Petro (che promette di portare avanti le riforme sociali nonostante gli scogli parlamentari) e l’uomo nuovo della destra, che ha fatto della provocazione verbale e del contrasto frontale alla sinistra la sua unica ragion d’essere.

I tempi, quelli del conteggio dei voti, sono ormai l’unico giudice di questa battaglia colombiana.

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