Canzonissima, le pagelle della terza puntata: Arisa (8) e quel “Moro” da 9, i Jalisse guardano Sanremo col binocolo (4)
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Terzo sabato di passione per “Canzonissima” 2.0, il carrozzone di Milly Carlucci che su Raiuno prova a rialzarsi dopo il ko tecnico incassato da “Amici” di Maria De Filippi. Siamo a metà del guado, lo si dice senza infingimenti, di un mostro a tre teste: possiede il DNA di “Ballando con le stelle”, ne eredita le pretese di “Ora o mai più” e conserva un retrogusto, francamente fastidioso, di una serata cover sanremese fuori tempo massimo. Il tema, questa volta, era la “canzone della svolta”, un grimaldello narrativo per scardinare la privacy degli artisti attraverso clip che somigliano sempre più a cartelle cliniche. Eppure, da questo impasto confuso, emergono singole prestazioni capaci di accendere l’Auditorium del Foro Italico, mentre la macchina generale continua a girare a vuoto.
Il riscatto di Arisa e l’acqua calda di Milly
Arisa, ex “zerbina” di mille angherie televisive, si libera di ogni sudditanza scenica e strappa un 8 pieno: la sua esibizione non è solo canora, è un atto di dignità artistica che trasforma il palco in un ring dove finalmente vince lei. Dall’altra parte, Milly Carlucci – che ormai non teme più la concorrenza diretta con Canale 5 – si prende un 9 per la gestione di un numero, quello con “Moro”, che definire surreale è persino riduttivo. Era l’acqua calda della situazione, una metafora diventata tormentone che ha fatto più notizia di molte esibizioni canore. La conduttrice, va detto, regge l’intera baracca con la stessa determinazione di chi sa che il naufragio è imminente, ma continua a remare verso la riva.
Jalisse e il binocolo spuntato: il flop da 4
Se c’è una icona della mancata riconoscibilità televisiva, quella sono i Jalisse. Loro, i “fantasmi” di Sanremo, si presentano con un binocolo metaforico puntato verso il Festival che non li vuole più: prendono un 4 secco. Non perché stonino, ma perché la loro presenza in questo contesto appare come un déjà-vu malinconico, una cartolina ingiallita di un’epoca in cui “Canzonissima” era davvero la festa della canzone italiana. La loro esibizione, impeccabile nella forma, manca di quella scossa vitale che il programma cerca senza trovare. A conti fatti, la serata non decolla mai: la regia fatica a trovare i tempi, i cantanti in gara sembrano talvolta ostaggi di un meccanismo che non comprendono fino in fondo.
Elettra maestra di twerk e le ingenuità di Gassman
Elettra Lamborghini, che di mestiere fa la provocatrice, si trasforma in maestra di twerk (8) e dimostra che la leggerezza, se gestita con intelligenza, può valere più di mille acuti patinati. Il suo numero, volutamente sopra le righe, ha restituito un po’ di ossigeno a una macchina che rischia l’asfissia. Sul fronte opposto, la gaffe di Gassman (5) – di cui si è parlato molto nei corridoi dell’Auditorium – ha rotto la patina di formalità, ricordando a tutti che il varietà dal vivo è anche questo: un imprevisto che nessuna clip patinata può mascherare. Fausto Leali, sempre al top (7), ha messo in cattedra i giovani con la consueta lezione di stile, mentre Vittorio Grigolo prende uno sbadiglio da 3: la sua performance è risultata lontana, cerebrale, incapace di toccare il pubblico.
Elio e le Storie Tese irresistibili (9) e il flop generale del format
Irresistibili, come sempre, Elio e le Storie Tese (9): loro sì che hanno capito cosa significhi “canzone della svolta”. Hanno preso il tema, l’hanno smontato, deriso e infine ricomposto in tre minuti di pura anarchia intellettuale. Peccato che un lampo non faccia primavera. Perché il giudizio complessivo sulla terza puntata rimane quello di un contenitore che non sa cosa diventare da grande: troppo serio per essere comico, troppo leggero per essere celebrativo. Il rischio, concreto, è che “Canzonissima” 2.0 resti un’operazione nostalgia senza cuore, un carrozzone che viaggia spedito verso il nulla, trainato da cavalli di razza che però corrono ognuno in una direzione diversa.




