Cuba nel buio totale: proteste all’Avana per blackout fino a 20 ore

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Cuba nel buio totale, con blackout che in alcune zone arrivano a superare le 20 ore al giorno, mentre all’Avana migliaia di persone sono scese in strada anche durante la notte per protestare contro una crisi energetica che da mesi continua a peggiorare. L’isola caraibica vive una situazione sempre più pesante, aggravata dal taglio delle forniture provenienti dal Venezuela, dall’esaurimento del petrolio inviato dalla Russia e dal blocco energetico imposto dagli Stati Uniti. Le interruzioni della corrente elettrica stanno paralizzando attività quotidiane, trasporti e servizi essenziali, in un contesto che il governo cubano stesso descrive come drammatico.

Il ministro dell’Energia ha parlato apertamente di un Paese “in ginocchio”, spiegando che le risorse disponibili sono ormai ridotte al minimo e che la popolazione deve affrontare una condizione sempre più difficile. L’allarme riguarda anche il rischio sanitario, perché la mancanza di elettricità compromette la conservazione degli alimenti, il funzionamento delle strutture e la gestione dell’acqua. In molte aree dell’isola la corrente arriva soltanto per poche ore, mentre il caldo e l’avvicinarsi dell’estate stanno aumentando la tensione sociale. Le proteste registrate all’Avana mostrano un malcontento crescente, alimentato da mesi di disagi continui e da una crisi che non accenna a rallentare.

Il petrolio russo esaurito e il peso del blocco energetico

La situazione si è aggravata dopo l’esaurimento del petrolio inviato dalla Russia nel mese di marzo. Cuba continua inoltre a subire gli effetti del blocco energetico degli Stati Uniti, rafforzato dalla linea adottata da Donald Trump, che ha minacciato dazi contro i Paesi intenzionati a rifornire l’isola di carburante. Dal 29 gennaio, secondo quanto ricostruito da Lucia Capuzzi di “Avvenire”, l’isola sarebbe rimasta senza petrolio in seguito all’ordine esecutivo firmato dall’ex presidente americano, trasformando Cuba in un laboratorio della strategia definita “regime collapse”. Una linea che, secondo questa lettura, punta non tanto a un cambio diretto di governo quanto a provocare l’implosione del sistema cubano attraverso la pressione economica ed energetica.

Nel racconto della crisi emergono anche le responsabilità interne e il peso delle strutture economiche controllate dal conglomerato militare Gaesa, mentre la popolazione continua a fare i conti con una quotidianità segnata dall’assenza di beni essenziali e da servizi sempre più instabili. I blackout stanno diventando il simbolo più evidente del collasso energetico che attraversa il Paese e che si riflette direttamente sulla vita delle famiglie. Le immagini provenienti dall’Avana mostrano cittadini esasperati che manifestano nelle strade della capitale, chiedendo risposte davanti a un’emergenza che coinvolge l’intero sistema produttivo e sociale cubano.

Le tensioni con Washington e il messaggio degli Stati Uniti

Nel pieno della crisi energetica si inserisce anche il nuovo capitolo delle relazioni con Washington. In settimana il direttore della Cia John Ratcliffe ha incontrato all’Avana il nipote di Raúl Castro e alcuni rappresentanti del regime cubano. Durante il colloquio sarebbe stato consegnato un messaggio da parte degli Stati Uniti: apertura al dialogo su temi economici e di sicurezza soltanto in presenza di “cambi sostanziali” da parte del governo dell’isola. Un passaggio che conferma quanto la questione energetica sia ormai intrecciata con gli equilibri geopolitici e con il confronto tra Cuba e gli Stati Uniti.

Intanto sull’isola cresce la pressione sociale. Le proteste contro i blackout si moltiplicano proprio mentre il Paese affronta una delle fasi più difficili degli ultimi anni. La carenza di carburante, le interruzioni della rete elettrica e la mancanza di beni essenziali stanno trasformando la crisi energetica in una crisi generale che coinvolge economia, sicurezza e condizioni di vita della popolazione. All’Avana il malcontento resta visibile nelle strade anche durante la notte, in un clima segnato dalla paura di nuovi peggioramenti e da un’emergenza che continua a colpire ogni settore del Paese.

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