Giorgetti e il trucco da dieci miliardi: la difesa al 2% senza spendere davvero

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Redazione Interno Redazione Interno   -   RomaGiancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, difende il nuovo Documento di economia e finanza (Def) con un argomento che, a prima vista, sembrerebbe inattaccabile: i numeri sono in linea con quanto previsto dal Piano strutturale di bilancio presentato all’Europa mesi fa. Ma c’è di più. Secondo lui, le prospettive potrebbero persino migliorare, grazie a «rischi positivi» che potrebbero spingere verso l’alto le stime sul Pil. Un ottimismo che, però, stride con la realtà dei conti, soprattutto quando si parla di spesa militare.

Perché, nonostante le rassicurazioni, la verità è che l’Italia è ancora lontana dall’obiettivo del 2% del Pil destinato alla difesa, richiesto dalla Nato. Oggi, stando ai calcoli incrociati tra i dati del ministero della Difesa e quelli del Documento di finanza pubblica, la spesa si attesta all’1,57%, pari a circa 35,4 miliardi. Una cifra che supera i 33 miliardi previsti dalla legge di bilancio, ma che include voci come i fondi per le missioni all’estero e le pensioni Inps, mentre esclude i costi dei Carabinieri, a meno che non siano dispiegabili oltrefrontiera.

Per raggiungere il famigerato 2%, servirebbero altri 9,7 miliardi, portando il totale a 45,1 miliardi. Una somma che il governo, almeno per ora, non sembra intenzionato a stanziare. E qui entra in gioco quello che alcuni definiscono un «trucco»: far credere agli alleati, in primis agli Stati Uniti, che l’impegno sia rispettato, senza però mettere mano al portafoglio. Una strategia che Giorgetti cerca di vendere come «spesa sotto controllo», ma che nasconde un contenzioso con il collega Guido Crosetto, titolare del dicastero della Difesa.

Proprio Crosetto, del resto, ha reagito con sarcasmo alle parole di Giorgetti, sottolineando come non ci sia «niente da festeggiare». «Purtroppo non è Natale, non ci sono liste della spesa», ha detto, aggiungendo di non condividere l’ottimismo del ministro dell’Economia. «Io lavoro pensando agli scenari che potremmo affrontare – ha precisato – e a chi dovrà gestirli». Un chiaro riferimento alle Forze Armate, il cui budget, secondo il ministro, non riflette la gravità delle minacce attuali.

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