La mossa di Netanyahu nel Corno d’Africa: tensioni a Mogadiscio dopo il riconoscimento del Somaliland
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La firma apposta dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, assieme al ministro degli esteri Gideon Sa'ar, per riconoscere ufficialmente la repubblica autoproclamata del Somaliland ha prodotto, com'era prevedibile, un'immediata onda d'urto politica. Quel gesto, andando ben oltre la dimensione simbolica, ha infatti incrinato uno status quo mantenuto per decenni dalla comunità internazionale, la quale, pur intrattenendo rapporti di collaborazione con Hargeisa, non aveva mai oltrepassato la soglia del riconoscimento formale. La reazione non si è fatta attendere a Mogadiscio, dove centinaia di persone sono scese in piazza brandendo bandiere e cartelli di protesta: la percezione, nelle strade della capitale somala, è che si tratti di una palese violazione della sovranità nazionale, un atto destinato a minare l'integrità territoriale del paese.
Geopolitica di uno stretto cruciale
La portata della decisione israeliana, la cui logica è stata approfondita da analisti come A. Molle, va però interpretata su una scala strategicamente più ampia, quella che guarda alle rotte marittime globali. Il Somaliland, che si estende nella parte nord-occidentale della Somalia affacciandosi sul Golfo di Aden, controlla infatti una porzione costiera di vitale importanza. L’intera operazione, dunque, va letta principalmente come una mossa per influenzare le delicate geometrie di sicurezza nello stretto di Bāb al-Mandab, quel passaggio obbligato – e perennemente sotto minaccia – che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano. In questo calcolo, la volontà di contrastare l’influenza di attori regionali come Iran e Turchia diventa un elemento chiaro, seppur non dichiarato esplicitamente.
Un partner atipico e le sue ambizioni
Dichiaratosi indipendente nel 1991, dopo il collasso del regime di Siad Barre, il Somaliland ha costruito nel tempo istituzioni stabili e un certo grado di efficienza amministrativa, pur restando in una sorta di limbo giuridico internazionale. La firma del presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi, posta accanto a quella di Netanyahu, rappresenta per Hargeisa il traguardo agognato di una legittimazione che, sebbene provenga da un solo stato, ha un peso geopolitico enorme. Questo avvicinamento, che implica un rapporto bilaterale da sviluppare su più livelli, offre a Israele una testa di ponte in un'area del mondo storicamente complessa, mentre al Somaliland garantisce, almeno nel breve termine, una protezione politica e probabilmente un supporto in termini di sicurezza.
Le implicazioni per gli equilibri regionali
La mossa israeliana, per quanto focalizzata su uno scenario preciso, rischia di innescare dinamiche imprevedibili in un quadrante già di per sé instabile. La protesta popolare a Mogadiscio è solo la superficie più visibile di un malcontento che coinvolge direttamente le autorità federali somale, le quali vedono minacciata la propria autorità su un territorio conteso. Alcuni osservatori sottolineano come questa iniziativa possa essere interpretata come una risposta alle manovre di Teheran, che attraverso i suoi proxy cerca di esercitare pressioni sul traffico marittimo, e alla crescente influenza di Ankara nella Somalia ufficiale. Si delinea, in sostanza, una partita a più giocatori dove la posta in palio è il controllo di uno snodo commerciale e strategico tra i più sensibili al mondo.




