La Somalia condanna il riconoscimento israeliano del Somaliland, gli Houthi parlano di "mossa aggressiva"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente della Somalia, Hassan Sheikh Mohamud, ha definito una "violazione della sovranità" la decisione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di riconoscere ufficialmente il Somaliland come Stato indipendente e sovrano. L'annuncio, che giunge a oltre trent'anni dalla dichiarazione unilaterale d'indipendenza di quella regione del Corno d'Africa, ha immediatamente innescato una crisi diplomatica i cui riflessi, come è evidente, travalicano i confini regionali. Netanyahu, dal canto suo, ha sottolineato l'intenzione di avviare una cooperazione bilaterale in settori strategici, dall'agricoltura alla tecnologia, gettando le basi per un rapporto che, se confermato, altererebbe gli assetti di un'area già di per sé instabile.

Le reazioni nel Corno d'Africa e la posizione di Mogadiscio

Mentre a Hargeisa, la capitale del Somaliland, si sono registrate manifestazioni di giubilo, la risposta di Mogadiscio è stata durissima e senza tentennamenti. Il governo somalo, che non ha mai rinunciato a considerare quella regione parte integrante del proprio territorio nazionale, rigetta in toto l'iniziativa israeliana, la quale – va ricordato – non trova al momento alcun riscontro o appoggio formale da parte della comunità internazionale. La mossa di Israele, stando a quanto trapela da alcune analisi, potrebbe celare anche un calcolo di più ampio respiro, legato alla delicatissima questione demografica nella Striscia di Gaza; alcune voci, non ufficiali, ipotizzano infatti che sullo sfondo vi sia l'idea di trasferire una parte della popolazione palestinese in quel lembo di terra africano. Un'ipotesi, questa, che contribuisce ad alimentare ulteriori timori e che rende ancor più complessa un'operazione già di per sé controversa.

La crucialità geopolitica dello stretto di Bab el-Mandeb

Le implicazioni strategiche della vicenda sono innegabili, considerata la posizione geografica del Somaliland, il cui litorale si affaccia sullo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio marittimo vitale per gli equilibri energetici e commerciali globali. Il controllo, o anche solo una significativa influenza, su quella rotta rappresenta un obiettivo di primaria importanza per qualsiasi attore che voglia proiettare potenza nella regione. Non è un caso, dunque, che la decisione di Tel Aviv abbia sollevato preoccupazioni ben al di là del confine somalo, attirando le critiche di diversi paesi che, temendo un pericoloso precedente, minacciano ora ritorsioni di vario tipo. La posta in gioco, in altre parole, è altissima e trascende la mera questione del riconoscimento diplomatico.

La condanna degli Houthi e lo scenario mediorientale allargato

A confermare come la partita si giochi su un palcoscenico più vasto è intervenuto anche il leader del gruppo yemenita Houthi, Abdulmalik Badr al-Din al-Houthi, il quale, in un discorso trasmesso dall'emittente al Masirah, ha bollato il riconoscimento come "una mossa aggressiva". Secondo la sua ricostruzione, Israele mirerebbe a creare una frattura tra i paesi dell'area, trasformando il Somaliland in una testa di ponte per attività ostili non solo contro la Somalia, ma anche verso le nazioni africane vicine, lo Yemen e il mondo arabo nel suo complesso. Questa lettura, che inserisce l'evento nel quadro più ampio dei tentativi di ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente, aggiunge un ulteriore livello di tensione a una situazione già estremamente volatile, dove gli interessi locali si intrecciano con quelli delle grandi potenze.

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