Il drone iraniano che ha colpito l’aeroporto del Kuwait
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Redazione Esteri
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L’istante esatto in cui un’arma aria-terra si abbatte su un’infrastruttura civile, squarciando il tetto del Terminal 1, è stato catturato senza possibilità di appello dalle telecamere a circuito chiuso della Direzione Generale dell’Aviazione Civile del Kuwait.
Le immagini, diffuse nella giornata di mercoledì, mostrano la traiettoria precisa del velivolo senza pilota (identificato da fonti tecniche come uno Shahed-136 di fabbricazione iraniana) che, impattando contro la struttura aeroportuale, ha provocato una vittima (un cittadino indiano, secondo le successive ricostruzioni diplomatiche) e il ferimento di almeno sessantatré persone, costringendo le autorità a dichiarare lo stato di emergenza e a sospendere immediatamente tutte le operazioni di volo.
La dinamica dell’attacco e le immagini della sorveglianza
I filmati, che hanno rapidamente fatto il giro delle agenzie di stampa, ritraggono il momento in cui il drone si schianta contro il complesso, innescando una violenta esplosione che ha causato il collasso parziale del soffitto e danneggiato numerose strutture vicine, comprese alcune sedi diplomatiche. La scelta di colpire lo scalo, che era stato riaperto al traffico internazionale soltanto due giorni prima (lunedì) dopo mesi di chiusura dovuti al conflitto in corso, ha accentuato la gravità dell’azione.
I corpi militari kuwaitiani hanno riferito di aver intercettato una parte dei trenta ordigni (tra missili balistici e droni) lanciati verso il territorio nazionale, ma uno di questi, evidentemente, è riuscito a eludere le difese, centrando in pieno l’edificio adibito ai passeggeri.
La versione ufficiale dei Pasdaran
In netto contrasto con l’evidenza fornita dalle videocamere di sorveglianza, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) ha presentato una ricostruzione diametralmente opposta della dinamica.
Attraverso una dichiarazione riportata dall’agenzia di stampa Tasnim, il portavoce Hossein Mohebbi ha sostenuto che la deflagrazione non fosse stata causata da un loro attacco diretto, bensì dal "malfunzionamento del sistema missilistico statunitense Patriot", il quale, dopo aver mancato l'intercettazione dei razzi iraniani, sarebbe precipitato al suolo colpendo il terminal.
Una versione, questa, che le autorità kuwaitiane hanno prontamente respinto definendo l'accaduto una "brutale aggressione criminale iraniana", mentre il comando centrale degli Stati Uniti ha bollato come "false" le insinuazioni di Teheran, parlando di un attacco deliberato e calcolato.
Il bilancio delle vittime e la situazione dello scalo
Mentre il governo di Kuwait City ha avviato le procedure per espellere due diplomatici iraniani in segno di protesta, sul fronte sanitario il Ministero della Salute ha attivato i piani di emergenza per far fronte all’afflusso dei feriti, molti dei quali riportavano fratture, traumi cranici e lesioni da esplosione di una certa gravità.
Nonostante il caos seguito all’impatto, le operazioni di volo sono riprese in forma limitata nella giornata di giovedì, esclusivamente attraverso il Terminal 4, mentre il Terminal 1 rimane inagibile a causa dei devastanti danni strutturali riportati nella deflagrazione. L’episodio segna una pericolosa escalation nella regione del Golfo, rappresentando il primo episodio di tale portata che coinvolge direttamente il Kuwait da quando le ostilità tra Washington e Teheran sono tornate a infiammarsi.




