La Russa riceve la “famiglia nel bosco”: moral suasion e la richiesta di tornare a essere “una famiglia”
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Redazione Interno
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Palazzo Giustiniani cambia volto per una mattina, spogliandosi dei suoi consueti tratti istituzionali per farsi cornice di un incontro carico di tensione emotiva, che ha visto protagonisti Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia anglo-australiana finita al centro del caso mediatico noto come la “famiglia nel bosco”. Mano nella mano, con una compostezza che contrastava con il dolore degli ultimi mesi, i due hanno varcato la soglia dell’edificio – sede di incontri solitamente meno formali rispetto a quelli di Palazzo Madama – per un colloquio privato con il presidente del Senato, Ignazio La Russa. L’incontro, durato poco più di mezz’ora, segna un tentativo di de-escalation dopo la tempesta politica e giudiziaria che ha travolto la loro esistenza da novembre scorso, quando il tribunale per i minorenni dell’Aquila dispose l’allontanamento dei loro tre figli.
L’abbraccio istituzionale e le parole di La Russa
Al termine del faccia a faccia, La Russa ha voluto chiarire il senso della sua iniziativa, sottolineando con decisione un perimetro ben preciso. “È stato per me un piacere riceverli – ha dichiarato – perché era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato attorno a questa vicenda”. Una precisazione, la sua, che ha voluto tagliare corto con qualsiasi strumentalizzazione politica: “Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, né tantomeno voglio giudicare lo stile di vita di Nathan e Catherine”. La Russa ha invece fatto leva su quella che ha definito “moral suasion”, un invito rivolto a tutte le parti in causa affinché vengano eliminate le rigidità reciproche. “Sono molto lieto di aver appreso – ha aggiunto rivolgendosi direttamente ai genitori – che da parte vostra non vi è nessuna obiezione a che i bambini possano frequentare il doposcuola, che la casa possa avere i servizi igienici richiesti, e in sostanza che vi avviciniate molto a quelle condizioni necessarie per una convivenza voluta”. Un passaggio, questo, che fa riferimento ai punti critici sollevati dalle autorità nei mesi scorsi riguardo alle condizioni abitative nel casolare di Palmoli e al percorso educativo dei piccoli.
Le lacrime di Catherine: “Non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini”
Se l’incontro con il presidente del Senato si è svolto a porte chiuse, il momento più intenso per i cronisti assiepati all’esterno è arrivato al termine, quando Catherine Birmingham, con la voce rotta dal pianto e un cestino di vimini tra le mani, ha letto una lunga lettera in inglese, tradotta poi dalla legale che la accompagnava insieme a un interprete. “Dopo mesi di completo silenzio – ha esordito – Nathan ed io vogliamo esprimere la nostra sincera gratitudine a chiunque ci abbia supportato in questi giorni lunghi, profondamente difficili, di profonda tristezza e dolore per i nostri bambini”. La madre ha voluto ripercorrere le ragioni della loro scelta di vita, quella che li ha portati dall’Australia all’Abruzzo. “Abbiamo scelto l’Italia – ha spiegato – perché aveva gli stessi valori con cui volevamo crescere i nostri bambini, e cioè la famiglia, l’amore, lo stare insieme, il vivere e mangiare in maniera naturale e più di tutto un’esistenza piena di amore e pace dove le persone si supportano”. Con un tono che alternava la richiesta di aiuto a una ferma rivendicazione, Catherine ha sottolineato: “Abbiamo vissuto nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione italiana e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini, non li abbiamo mai privati dei loro bisogni o abbiamo mai fatto danno ai nostri vicini, al nostro Comune e alla terra in cui viviamo”.
I contorni giudiziari e l’udienza del 21 aprile
L’incontro di mercoledì a Palazzo Giustiniani arriva in una fase delicata del percorso giudiziario che vede coinvolta la famiglia. Il ricorso presentato dai legali della coppia – che conta una sa documentazione di 37 pagine – è stato depositato meno di una settimana fa alla Corte d’Appello dell’Aquila, con l’obiettivo di contrastare l’ultimo provvedimento del tribunale per i minorenni che aveva disposto non solo il trasferimento dei minori in una struttura protetta a Vasto, ma anche il successivo allontanamento della madre dalla stessa struttura. La difesa, in quell’atto, ha parlato di una “lettura distorta dei fatti” e di un sistema che avrebbe progressivamente isolato la figura materna, descrivendo come ogni sua azione fosse letta dagli operatori con “la certezza della colpevolezza”. La data cerchiata in rosso sul calendario della famiglia è ora quella del 21 aprile, quando è fissata l’udienza presso la Corte d’Appello minorile dell’Aquila che dovrà discutere il ricorso per il ricongiungimento. Intanto, a livello locale, il Comune di Palmoli ha individuato una nuova soluzione abitativa per la coppia, distante pochi metri da una scuola di montagna, a indicare la disponibilità dell’ente locale a facilitare un percorso di reinserimento che risponda alle prescrizioni emerse in questi mesi.




