Tenta di strangolare la moglie in autostrada, accanto al figlio di tre anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un uomo ha fermato il furgone che guidava su una piazzola di sosta dell'autostrada A16, nel tratto che attraversa la provincia di Avellino, e ha tentato di strangolare la moglie, la quale sedeva al suo fianco. Nell'abitacolo, accanto ai due, si trovava anche il loro bambino, un figlio di appena tre anni il cui pianto disperato, scaturito dall'aver assistito a una scena di tale violenza, è diventato, suo malgrado, il segnale d'allarme che ha permesso l'intervento delle forze dell'ordine.

Il pianto che ha attirato i soccorsi

È stato proprio il pianto del piccolo, udito da una pattuglia della Polizia Stradale di Avellino che in quel momento transitava lungo la corsia, a spingere gli agenti a fermarsi per verificare quanto stesse accadendo all'interno del veicolo, apparentemente immobile. Avvicinatisi al mezzo, gli uomini hanno trovato la donna priva di sensi, mentre il marito, in uno stato confusionale e di forte agitazione, gridava frasi sconnesse come «Aiutatemi, l'ho ammazzata», in un quadro di estrema tensione che lasciava pochi dubbi sulla dinamica dell'accaduto.

L'intervento della Polstrada e l'arresto

La prontezza degli agenti, i quali hanno immediatamente prestato i primi soccorsi alla donna e bloccato l'uomo, ha evitato che l'esito della violenza potesse rivelarsi ancor più tragico. L'individuo, le cui generalità non sono state rese note nelle immediate dichiarazioni, è stato quindi tratto in arresto, mentre la vittima è stata affidata alle cure del personale sanitario giunto sul posto. Il bambino, che per fortuna non ha riportato ferite fisiche, è stato temporaneamente preso in carico, in attesa di essere riconsegnato ai familiari, con le procedure che in simili frangenti prevedono l'intervento dei servizi sociali.

Le indagini per ricostruire la dinamica

Gli investigatori stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi che hanno portato all'aggressione, ascoltando i primi testimoni e analizzando ogni elemento utile a comprendere le motivazioni di un gesto così estremo, compiuto in un luogo pubblico e in presenza di un minore. L'ipotesi di reato principale, al momento, è quella di tentato omicidio, aggravata dalla presenza del figlio e dal rapporto familiare con la vittima, un elemento, quest'ultimo, che inquadra l'episodio nel più ampio e doloroso contesto della violenza domestica.

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