Banche, semestre da record: oltre 15 miliardi di utili, ma calano sportelli e occupazione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Oltre 83 milioni di euro al giorno. È questo il ritmo con cui i cinque maggiori gruppi bancari italiani hanno accumulato utili nel primo semestre del 2026, mettendo a segno un risultato netto complessivo che supera i 15 miliardi di euro. Un dato, questo, che rappresenta il miglior semestre di sempre per il sistema del credito nostrano, trainato non tanto dagli interessi sui prestiti quanto da un deciso balzo in avanti delle commissioni e dell'attività assicurativa.

A fotografare lo stato di salute del settore è l’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, che ha passato in rassegna i conti dei cinque big di Piazza Affari: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Monte dei Paschi di Siena e Bper.

Il sorpasso di commissioni e assicurazioni

Ciò che colpisce, nell'esaminare i risultati del primo semestre del 2026, è il cambiamento strutturale nel modello di business delle banche. Il margine di interesse, la voce che tradizionalmente misurava la redditività dell'attività di prestito, è rimasto sostanzialmente stabile (-0,2%), segnale di un contesto di tassi che non spinge più come in passato. Al suo posto, a trainare i conti, sono state le commissioni nette, cresciute del 6,3%, e il risultato dell'attività assicurativa, che ha messo a segno un balzo del 24,2%.

Queste due voci, insieme ai ricavi da servizi, rappresentano ormai il 39% dei ricavi complessivi dei cinque istituti. In pratica, quasi quattro euro su dieco di fatturato arrivano da attività diverse dal puro impiego del denaro: risparmio gestito, consulenza finanziaria e wealth management, a conferma di come le banche si stiano trasformando sempre più in piattaforme di servizi e gestione dei patrimoni.

Numeri da record e produttività in aumento

La redditività del sistema bancario italiano raggiunge così livelli che non hanno eguali in Europa. Il Return on equity (Roe) si attesta al 15,1%, un valore di circa cinque punti percentuali superiore alla media delle principali banche europee, ferma al 10,02%. Anche sul fronte dell'efficienza i numeri parlano chiaro: il rapporto cost/income è sceso al 37,2%, dal 39,6% dell'anno precedente, mantenendosi nettamente al di sotto della media dei competitor europei, stimata attorno al 50,7%.

Questo miglioramento è frutto anche di una gestione attenta dei costi: gli oneri operativi sono diminuiti dell'1,1%, mentre il costo del personale è rimasto sostanzialmente stabile in valore assoluto. Di conseguenza, l'incidenza del costo del lavoro sui ricavi è scesa al 23,1%, con una riduzione di quasi nove punti percentuali rispetto alla fine del 2022. Aumenta invece la produttività: il risultato di gestione per dipendente cresce del 12,4%, le commissioni pro capite del 9,2%.

Il rovescio della medaglia: calano sportelli e posti di lavoro

Se i dati economici disegnano un quadro di assoluta eccellenza, l'analisi evidenzia anche un altro trend, diametralmente opposto: quello della riduzione della presenza fisica delle banche sul territorio e degli organici. Rispetto allo stesso periodo del 2025, i cinque gruppi hanno chiuso 333 sportelli, continuando un processo di razionalizzazione della rete che dura ormai da anni. Parallelamente, gli organici si sono ridotti di 5.621 dipendenti. Un processo che, secondo il sindacato, rischia di accentuarsi con le operazioni di consolidamento in corso nel settore.

La crescita della produttività, insomma, si accompagna a una contrazione dell'occupazione e a un minore accesso ai servizi bancari per i territori, in particolare per quelli periferici. Per il segretario generale della First-Cisl, Riccardo Colombani, di fronte a questi numeri il rinnovo del contratto nazionale diventa prioritario: "È necessario redistribuire a lavoratrici e lavoratori il grande valore prodotto".

Il credito torna a crescere

Nel semestre si registra anche un’inversione di tendenza per quanto riguarda gli impieghi, tornati a crescere con decisione dopo un periodo di stagnazione. I prestiti verso la clientela sono aumentati del 6,3% rispetto al primo semestre del 2025, riflettendo un progressivo rafforzamento della domanda di finanziamenti da parte di famiglie e imprese. A trainare questa ripresa, secondo l'analisi di Value Partners che include anche Credem nel campione, ha contribuito l'aumento della raccolta indiretta, cresciuta del 3,2% rispetto alla fine del 2025.

Un segnale positivo per l'economia reale, che non ha però intaccato la qualità del portafoglio crediti: il rapporto tra crediti deteriorati e totale degli impieghi si mantiene all'1,1%, mentre il costo del rischio resta stabile a 22 punti base. Anche la patrimonializzazione rimane solida, con un Cet1 ratio del 14,1%.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.