Pmi, le due scadenze di maggio tra competenze green e crisi di Hormuz

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il calendario delle imprese italiane si tinge di rosso per due appuntamenti cruciali, distanti solo una manciata di giorni l’uno dall’altro. Da un lato, infatti, c’è l’urgenza di intercettare le risorse per la formazione del capitale umano; dall’altro, la necessità di trovare ossigeno liquido per compensare i rincari energetici figli del conflitto in Medio Oriente.

Partiamo dalla prima vera e propria scadenza istituzionale, che riguarda la “rivoluzione silenziosa” dei reparti Risorse umane. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo a disposizione un plafond specifico per le micro, piccole e medie imprese, stanziato nell’ambito del Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021–2027”. L’agevolazione, gestita operativamente da Invitalia, è un contributo diretto alla spesa: copre fino al 50% dei costi per corsi specialistici, a patto che questi vertano rigorosamente sulla digitalizzazione dei processi produttivi o sull’efficienza energetica. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di semplice formazione obbligatoria, bensì di piani strutturati che devono portare una qualifica tangibile ai dipendenti, utilizzando formatori esterni indipendenti. L’importo minimo del progetto formativo non può scendere sotto i diecimila euro, mentre il tetto massimo tocca i sessantamila euro. Attenzione, però: la data ultima per inviare la domanda telematica, munita di firma digitale e SPID, è fissata per le ore 12 del 14 maggio. Inizialmente, lo sportello era previsto su un calendario diverso, ma un decreto direttoriale dello scorso 10 febbraio ha ridefinito i tempi per permettere alla piattaforma di essere perfettamente funzionante.

Passiamo ora all’altro fronte, quello squisitamente finanziario e geopolitico, che trova la sua controparte nella Simest. La società guidata da Regina Corradini d’Arienzo sta per attivare una misura massiccia, battezzata “Energia per la competitività internazionale”, che si muove sulla scia delle tensioni nello Stretto di Hormuz. La cifra in campo è imponente: 800 milioni di euro, destinati a finanziamenti agevolati che contengono una generosa fetta di contributo a fondo perduto. Nello specifico, per le pmi la quota di “regalo” arriva al 30%, mentre per le aziende di maggiore taglia si ferma al 20%. L’accesso a questo plafond è condizionato da una prova di danno concreto: l’impresa deve dimostrare, sulla base dei bilanci comparati, un aumento dei costi energetici o una riduzione del fatturato non inferiore al 10%. A differenza della scadenza formativa imminente, per gli aiuti anti-crisi le imprese hanno un margine di manovra più ampio: la presentazione delle istanze si aprirà ufficialmente il 25 maggio, per proseguire senza soluzione di continuità fino all’ultimo giorno del 2026.

Un aspetto tecnico differenzia nettamente i due strumenti. Mentre i contributi per la formazione sono vincolati territorialmente – sono destinati quasi esclusivamente alle aziende con sedi operative nelle regioni meno sviluppate del Sud, come Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna – la misura Simest è invece trasversale e guarda all’export. Quest’ultima si rivolge infatti a tutte quelle realtà che, pur non esportando direttamente, fanno parte di filiere internazionali e sono state strangolate dall’impennata del prezzo del petrolio. A rendere più appetibile la soluzione Simest concorrono anche le condizioni contrattuali: la durata del finanziamento è stata estesa a 8 anni, e l’anticipo che la banca eroga può arrivare fino al 50% dell’importo senza attendere la rendicontazione finale.

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