Venezia, il successo della Mostra e la voce di Hind Rajab
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre si tirano le somme di un’edizione che, sul piano organizzativo, logistico e dell’offerta collaterale, ha nuovamente registrato un incremento di consensi, la Mostra del cinema di Venezia dimostra di saper assolvere, al di là delle polemiche, a quel ruolo di cassa di risonanza per le vicende globali che le è proprio. Tra le molte questioni sollevate nei giorni della kermesse, una in particolare ha catalizzato l’attenzione, andando oltre le semplici discussioni su bandiere non esposte o inviti controversi – come quelli, mai concretizzatisi, ad attori schierati con la politica israeliana – e trovando la sua più potente espressione nella sala premi.
Il riconoscimento è arrivato attraverso il cinema di Kaouther ben Hania, che ha dedicato il Leone d’Argento, vinto dal film «The Voice of Hind Rajab», alla Mezzaluna Rossa Palestinese e «a coloro i quali rischiano di tutto per salvare le vite a Gaza». La regista, nel ritirare il premio, ha affermato con forza che «la sopravvivenza palestinese non è carità ma giustizia e umanità», sottolineando come quei soccorritori rappresentino «la voce di Gaza» e i «veri eroi» in un contesto di estremo pericolo.
L’opera, che ha ricevuto una lunga standing ovation da parte del pubblico in sala, ricostruisce con il linguaggio del cinema la tragica storia vera della piccola Hind, una bambina di soli sei anni la cui vicenda ha commosso il mondo nel gennaio del 2024. Rimasta intrappolata in un’auto sotto il fuoco israeliano, assieme ai corpi senza vita dei suoi familiari, la bambina riuscì a contattare disperatamente i soccorsi prima di essere, anch’essa, uccisa insieme ai sanitari che tentavano di raggiungerla.




