La voce di Hind Rajab, il film che squarcia il silenzio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il lungometraggio The Voice of Hind Rajab della regista tunisina Kaouther Ben Hania, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ha catalizzato l’attenzione della critica e del pubblico, generando una reazione emotiva di rara intensità. Il film, che si basa su tragici eventi di cronaca accaduti a Gaza un anno fa, ricostruisce gli ultimi momenti di vita di Hind Rajab, una bambina palestinese di sei anni, rimasta l’unica superstite all’interno di un’autovettura dove viaggiava con i propri familiari, prima di essere uccisa – assieme agli operatori del pronto soccorso inviati per trarla in salvo – dall’esercito israeliano.
La potenza narrativa dell’opera, definita da molti un pugno allo stomaco della durata di novanta minuti, risiede nella scelta registica di fondere il linguaggio cinematografico con la cruda documentazione dei fatti. Ben Hania, regista tra le più acclamate a livello internazionale, decide infatti di impiegare le registrazioni audio delle vere telefonate intercorse tra la piccola, terrorizzata e sola dentro l’auto, e gli operatori che per oltre tre ore tentarono di coordinarne il salvataggio, riempiendo quel tempo disperato con parole di conforto. A ciò si aggiunge l’utilizzo delle fotografie reali della bambina, il cui sorriso, immortalato in un ritratto che la vede con una coroncina rosa in testa, stride violentemente con l’orrore della sua fine.
Questa commistione, questo cortocircuito tra finzione interpretata da attori e la inoppugnabile verità delle prove audio e fotografiche, costringe lo spettatore a una partecipazione diretta e straziante, trasformando la visione in un’esperienza che trascende la semplice osservazione di un dramma. Il risultato è un’opera dalla coerenza visiva e artistica forte, che restituisce con implacabile realismo la testimonianza di una tragedia il cui eco supera i confini del singolo evento.




