Venezia, gli applausi per il film su Hind Rajab e il racconto di Gaza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un’ovazione di ventiquattro minuti, un tempo straordinario e dal valore simbolico, ha accolto la proiezione in concorso di The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, consacrandolo come uno degli eventi più intensi di questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola, che la regista tunisina ha costruito attorno alla tragica e vera vicenda della piccola palestinese, colpita insieme alla famiglia mentre tentava la fuga da Gaza, si configura non come un semplice documentario ma come un’opera di cinema verità che utilizza materiali d’archivio e ricostruzioni per narrare l’accaduto.
Alberto Barbera, direttore artistico della kermesse, ha definito quell’abbraccio corale del pubblico «un evento senza precedenti per la durata e l’intensità dell’emozione condivisa in sala», sottolineandone la portata storica e la forza come risposta alle inevitabili polemiche che un’opera del genere poteva sollevare. La regista, da tempo affermata sulla scena internazionale, ha offerto un racconto crudo e senza filtri, concentrandosi sui lunghi, interminabili minuti in cui la bambina, intrappolata in un’auto sotto il fuoco incrociato e impossibilitata a ricevere soccorsi, ha parlato al telefono con i soccorritori.
Il film, descritto da molti come un pugno allo stomaco della durata di novanta minuti, evita retorica e facile sentimentalismo, affidandosi invece alla nuda e potente realtà dei fatti. La macchina da presa di Ben Hania non indaga soltanto la cronaca di quel singolo, tragico episodio, ma ne fa il periscopio attraverso cui osservare il conflitto più ampio, restituendo una testimonianza che trascende la singola vittima. La voce di Hind, in questo senso, diventa un megafono potente, un simbolo di un dolore collettivo che difficilmente può lasciare indifferenti.




