Venezia, applausi record per il film sulla piccola Hind Rajab
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un’ovazione di ventiquattro minuti, definita senza precedenti per durata e intensità dal direttore artistico Alberto Barbera, ha accolto la proiezione in concorso di The Voice of Hind Rajab, l’ultima fatica della regista tunisina Kaouther Ben Hania, presentata all’interno della ottantaduesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola, che si inserisce a pieno titolo tra i papabili per il Leone d’Oro, ricostruisce con un approccio documentaristico e al tempo stesso profondamente narrativo la tragica vicenda della bambina palestinese, la cui sorte ha commosso il mondo intero lo scorso gennaio.
Attraverso un meticoloso lavoro di ricostruzione, la Ben Hania – già autrice di opere acclamate dalla critica – riporta sullo schermo gli ultimi, drammatici momenti di vita della piccola Hind, all’epoca dei fatti appena sei anni, rimasta intrappolata assieme ai familiari deceduti all’interno di un’auto sotto il fuoco dei carri armati israeliani a Gaza City. Il film, della durata di novanta minuti descritti come un “pugno allo stomaco” per il crudo realismo, si basa sulle registrazioni delle chiamate disperate al numero di emergenza della Croce Rossa Palestinese, divenute, per volontà della regista, la colonna sonora di una tragedia che l’opinione pubblica internazionale rischiava di dimenticare in fretta.
Kaouther Ben Hania, senza indulgenza per il sensazionalismo e concentrandosi piuttosto sulla potenza nuda dei fatti, ha dichiarato di aver sentito l’impellente necessità di “raccontare” quella storia, che rappresenta soltanto una delle tante, troppe, che caratterizzano il conflitto. La sua regia restituisce non solo il dolore di una singola vittima, ma eleva la voce di Hind a simbolo di un intero popolo, trasformando il racconto cinematografico in un atto di resistenza narrativa contro l’oblio.




