Honda CB1000F, il test della naked che non è solo una Hornet rétro

Honda CB1000F, il test della naked che non è solo una Hornet rétro
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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Eccoci infine davanti alla nuovissima Honda CB1000F, la naked dal sapore neorétro che raccoglie l'eredità delle mitiche CB a quattro cilindri per trasportarla dritta nel presente. Svelata ufficialmente lo scorso ottobre, la moto arriva ora tra le nostre mani per l'anteprima di guida che, come da tradizione, precede il debutto nei concessionari previsto per i primi mesi del 2026.

Al centro del progetto, un obiettivo dichiarato dagli stessi tecnici Honda: dare vita alla cosiddetta "Best Balanced Roadster", una naked capace di unire la maneggevolezza di una media all'imponenza di una vera quattro cilindri di grossa cilindrata. Una sfida che, a giudicare dalle prime impressioni, sembra essere stata raccolta con successo, sebbene la moto rischi di essere fraintesa se ci si ferma alla sola apparenza e alla scheda tecnica.

Il fascino senza tempo della sigla CB

Per Honda, le due lettere CB non sono un semplice codice di catalogo ma rappresentano un pezzo di storia del motociclismo che affonda le radici nel lontano 1959, anno del debutto della CB92 Benly. Da allora, ogni generazione ha segnato un'epoca, dalla CB450 alla CB750 Four fino alla CB1100R, e per il 2026 la famiglia si arricchisce di un nuovo capitolo che guarda dritto alla CB750F e alla CB900F di inizio anni Ottanta.

Non è un caso che Honda abbia scelto proprio quel decennio come riferimento stilistico: fu la CB750F, infatti, a portare Freddie Spencer al successo nel campionato AMA Superbike americano, in un'epoca in cui il pilota della Louisiana si stava costruendo la fama di predestinato. I numeri della sua carriera restano impressionanti ancora oggi: più giovane iridato di sempre nella classe regina nel 1983 e unico pilota nella storia capace di vincere due titoli mondiali in classi diverse nella stessa stagione nel 1985.

Un palmarès che spiega perché Honda abbia voluto lo stesso Spencer come ospite d'onore alla presentazione della CB1000F.

Stessa base, anima completamente diversa

Tecnicamente, la CB1000F nasce sulla piattaforma della CB1000 Hornet, una delle naked che negli ultimi anni ha alzato l'asticella del segmento per rapporto qualità-prezzo e prestazioni. Ma se la Hornet gioca la carta dello streetfighter puro, cattiva e diretta con un allungo che premia gli alti regimi, la CB1000F prende una strada opposta e complementare: stesso propulsore di base, il quattro cilindri più leggero mai montato su una Fireblade, ma con una filosofia di erogazione completamente ribaltata verso il basso e il medio regime. Il cuore pulsante è un 1.

000 cc DOHC a 16 valvole derivato dall'unità della CBR1000RR Fireblade in specifica 2017, con alesaggio e corsa di 76 x 55,1 mm e un rapporto di compressione di 11,7:1. La potenza massima dichiarata è di 91 kW, pari a circa 124 CV, a 9.000 giri, con una coppia massima di 103 Nm a 8.000 giri. Numeri che, confrontati con quelli della Hornet (152 CV a 11.000 giri e 104 Nm a 9.000 giri), raccontano una scelta precisa: ben 25 kW di picco in meno ma erogati 2.

000 giri prima, per una risposta più pronta e utilizzabile nella marcia di tutti i giorni.

A rendere il quattro cilindri della CB1000F un'unità dal carattere unico ha contribuito un lungo lavoro di messa a punto che include nuovi alberi a camme con fasature di aspirazione e scarico riviste, nonché un condotto di aspirazione completamente ridisegnato. I corni di aspirazione passano da 90 a 140 mm di lunghezza, con diametro minimo ridotto da 42 a 36 mm e imbocchi differenziati: 40 mm per i cilindri 1-2 e 50 mm per i cilindri 3-4.

Non solo: la fasatura delle valvole è leggermente sfalsata tra le due coppie di cilindri, una soluzione che mira a generare quel caratteristico "battito" pulsante già al minimo, quasi a voler simulare il comportamento di un vecchio carburatore. Lo scarico 4-2-1 con terminale a tre camere in stile "megafono", fedele alle CB degli anni Ottanta, completa il quadro sonoro regalando un sound profondo e affascinante, molto diverso da quello della Hornet.

Anche il cambio è stato rivisto: prime due marce più corte per una ripresa pronta ai bassi regimi, marce superiori più lunghe per una crociera rilassata; a 100 km/h in sesta il motore gira a 4.000 giri, contro i 4.300 della Hornet.

Ciclistica e comfort da vera roadster

Il telaio a diamante in acciaio a doppia trave riprende l'impostazione della Hornet ma monta un forcellone posteriore ereditato direttamente da lei e un subtelaio posteriore specifico, allungato per garantire più spazio e comfort al passeggero e una maggiore capacità di carico.

All'anteriore lavora una forcella Showa SFF-BP da 41 mm con steli upside-down, funzioni separate nei due foderi e 130 mm di corsa, regolabile su precarico e frenatura idraulica; al posteriore un monoammortizzatore Showa Pro-Link, basato sull'unità della Hornet ma con lunghezza, taratura molla e rapporto di leveraggio specifici. Ma è nel triangolo ergonomico che la CB1000F si distingue davvero dalla sorella streetfighter: la sella è più bassa di ben 14 mm, fissata a 795 mm da terra, e il manubrio è più alto di 31 mm, per una posizione di guida più eretta e rilassata.

L'altezza della sella, abbinata a una posizione di guida che non affatica i polsi, rende la moto sorprendentemente accessibile, con il baricentro che invita a una guida sicura e disinvolta anche nel traffico cittadino.

Elettronica e prezzo per il mercato italiano

Sul fronte dell'elettronica, il pacchetto è di prim'ordine e ruota attorno a una piattaforma inerziale a sei assi, che la Hornet non possiede, la quale gestisce in tempo reale l'ABS in curva, il controllo di trazione HSTC e il controllo di impennata. Il comando Throttle By Wire offre tre mappature predefinite, Standard, Sport e Rain, con combinazioni specifiche di potenza, freno motore e HSTC, oltre a due modalità Utente personalizzabili e salvabili.

Il display TFT a colori da cinque pollici, con incollaggio ottico per una migliore leggibilità alla luce diretta del sole, offre tre grafiche selezionabili e connettività Honda RoadSync per navigazione, chiamate e musica tramite auricolare Bluetooth. Non mancano la Honda Smart Key per l'accensione senza chiave fisica, gli indicatori di direzione ad autocancellazione e l'Emergency Stop Signal. La nuova CB1000F arriverà nelle concessionarie italiane a partire da settembre 2026 al prezzo di 12.

190 euro, un prezzo che la pone in diretta concorrenza con le rivali nipponiche del segmento, forte di una garanzia di ben sei anni offerta dalla Casa dell'Ala Dorata.

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