Dramma di Lamon, Riccardo difendeva la madre quando il padre l’ha accoltellato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dietro l’omicidio-suicidio che martedì scorso ha insanguinato Oltra, minuscola frazione di Lamon in provincia di Belluno, si nasconde una storia di violenze domestiche e rancori mai sopiti. Riccardo Gaio, appena diciassettenne, è morto per proteggere la madre dall’ennesima aggressione del padre, Vladislav, cinquantenne disoccupato che, dopo aver accoltellato il figlio all’addome, gli ha sparato due colpi alla testa con un fucile da macellazione prima di rivolgere l’arma contro sé stesso.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Belluno, dovranno ora chiarire le dinamiche precise dell’accaduto, anche se i primi elementi raccolti dai carabinieri lascivano pochi dubbi: la lite scoppiata nel pomeriggio del 22 aprile sarebbe solo l’ultimo episodio di una lunga serie di soprusi. La donna, infatti, aveva già denunciato il marito per violenze, una scelta che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe scatenato l’ira dell’uomo, deciso a «punirla» colpendo il figlio maggiore. Non è escluso che alle spalle del gesto estremo ci fossero anche difficoltà economiche, aggravate dalla recente perdita del lavoro da parte di Vladislav.

Mentre si attende l’autopsia, disposta per confermare tempi e modalità della tragedia, un altro aspetto ha acceso polemiche: la decisione della direzione dei quotidiani veneti del gruppo Nem di omettere i nomi dei coinvolti. Una scelta giustificata, secondo il direttore Luca Ubaldeschi, dalla necessità di tutelare la tredicenne figlia minore dei coniugi Gaio, ma che ha spinto le redazioni a proclamare uno sciopero, contestando quella che considerano una censura ingiustificata.

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