Dramma di Lamon, Riccardo difendeva la mamma quando il padre l’ha accoltellato
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Redazione Interno
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Dietro l’omicidio-suicidio che ha insanguinato martedì scorso la piccola frazione di Oltra, nel comune di Lamon, in provincia di Belluno, si nasconde una lunga storia di violenze domestiche, culminata in un gesto estremo. Riccardo Gaio, appena diciassettenne, è morto per proteggere la madre dall’ennesima aggressione del padre, Vladislav, cinquantenne disoccupato che, dopo aver accoltellato il figlio all’addome, gli ha sparato due colpi alla testa prima di uccidersi con la stessa arma, un fucile da macellazione.
I primi elementi raccolti dagli investigatori lascivano intravedere un quadro familiare lacerato da anni di soprusi, in cui le difficoltà economiche – il padre aveva perso il lavoro – si sono sommate a un rapporto coniugale ormai irrimediabilmente deteriorato. La donna, che aveva denunciato il marito per violenze, sarebbe stata il bersaglio ultimo del suo rancore: l’omicidio del figlio, secondo quanto emerso finora, rappresenterebbe una sorta di “punizione” inflitta alla moglie per averlo abbandonato. Non è escluso che sull’escalation di tensioni abbia influito anche la presenza di un nuovo compagno nella vita della donna, circostanza che avrebbe esacerbato l’ossessione dell’uomo.
L’autopsia sui corpi, disposta dalla Procura di Belluno, potrebbe far luce sulla dinamica precisa della tragedia, ma i tempi non sono ancora stati definiti. Quello che appare chiaro, tuttavia, è il contesto in cui si è consumato il dramma: un ambiente rurale, dove le armi da macello – come quella usata dal cinquantenne – sono di comune utilizzo e non richiedono particolari autorizzazioni.
Intanto, la decisione della direzione dei quotidiani veneti del gruppo Nem di omettere i nomi dei protagonisti del fatto ha scatenato la protesta delle redazioni, che hanno proclamato uno sciopero. Il direttore Luca Ubaldeschi ha giustificato la scelta con la necessità di proteggere l’identità della figlia minore, una tredicenne rimasta orfana, ma la misura è stata percepita come una censura ingiustificata da parte dei giornalisti, abituati a trattare con rigore anche i casi più delicati.




