Economia sommersa, un buco da 197,6 miliardi: 3.350 euro a testa e 2,7 milioni di lavoratori in nero

Economia sommersa, un buco da 197,6 miliardi: 3.350 euro a testa e 2,7 milioni di lavoratori in nero
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   L'economia sommersa in Italia vale 197,6 miliardi di euro, pari al 9,2% del Pil nazionale. La stima è contenuta nel Focus Censis Confcooperative, elaborato sui dati di Banca d'Italia, Istat e Mef riferiti al 2024. Una cifra che equivale a un costo teorico di circa 3.350 euro per ogni cittadino, dai neonati agli anziani, e che brucia una ricchezza paragonabile all'intera produzione dell'Emilia-Romagna.

Le tre componenti del sommerso

Il rapporto scompone il fenomeno in tre voci distinte. La parte più consistente, pari a 108,2 miliardi di euro, deriva dalla sottodichiarazione dei redditi da parte di imprese, professionisti e lavoratori autonomi, cresciuta del 21,6% rispetto al 2019. Segue il lavoro irregolare, stimato in 77,2 miliardi di euro, in aumento del 4% nello stesso arco temporale.

A completare il quadro contribuiscono oltre 12 miliardi riconducibili ad affitti in nero e mance non dichiarate, una voce rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni.

Oltre due milioni di lavoratori irregolari

Nel 2024 gli occupati in nero o dichiarati solo parzialmente sono stimati in 2 milioni e 725mila unità, 117mila in più rispetto alla precedente rilevazione, ma in calo del 2,1% sul 2019. Nello stesso periodo l'occupazione regolare è cresciuta del 5,4%. Il divario retributivo resta marcato: un lavoratore irregolare guadagna in media 9,2 euro lordi all'ora, contro i 17,8 euro di chi ha un contratto regolare, con una differenza del 48,3%.

Nell'industria la forbice si allarga ulteriormente, attestandosi a 9,4 euro contro 20,2 euro, un gap del 53,5%.

Il peso sull'evasione fiscale

Il Focus quantifica anche l'evasione tributaria e contributiva, che tra il 2019 e il 2023 si è mantenuta tra 99 e 103 miliardi di euro l'anno. Circa il 90% del totale è riconducibile a mancati versamenti fiscali, con l'Iva a pesare per circa 30 miliardi e l'Irpef non versata da autonomi e imprese a superare i 36 miliardi. La propensione media all'evasione è stimata al 17,4% delle entrate tributarie attese, ma per l'Irpef di autonomi e imprese raggiunge il 60,6%.

Secondo il rapporto, tra il 2021 e il 2023 i mancati introiti fiscali e contributivi hanno raggiunto 313 miliardi di euro, una cifra superiore di 88 miliardi rispetto alla dotazione complessiva del Pnrr destinata all'Italia.

Il contesto territoriale e settoriale

L'incidenza del sommerso non è uniforme sul territorio. I dati Istat relativi al 2023 collocano l'economia non osservata all'11,3% del valore aggiunto complessivo, con un peso più elevato nel Mezzogiorno, dove raggiunge il 16,5%, e nel Centro, all'11,8%, mentre nel Nord-est si attesta al 9,3% e nel Nord-ovest all'8,9%. A livello regionale, la forbice va dal 19% della Calabria al 7,4% della Provincia autonoma di Bolzano.

Quanto ai settori, il tasso di irregolarità complessivo è pari al 12,7%, ma sale al 24,4% nei servizi di alloggio e ristorazione, al 17,6% in agricoltura e raggiunge il 55,4% nel lavoro domestico e di cura.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.