Il sindaco Lepore chiude la porta al Cpr: «Non serve, è uno spreco». Il centrodestra: «Ora non ha più scuse»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La questione dei Centri di permanenza per i rimpatri torna a infiammare il dibattito politico bolognese, e lo fa nel modo più classico, ovvero con il governo che spinge per l’apertura di una struttura e il comune che oppone un rifiuto netto, quasi pregiudiziale. La lettera inviata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al presidente della Regione Michele de Pascale, nella quale si annuncia l’intenzione di realizzare un Cpr a Bologna “a breve” individuando anche un sito specifico, ha sortito l’effetto di una pietra lanciata in uno stagno, con onde che si allargano ben oltre Palazzo d’Accursio e che rischiano di increspare i rapporti, già di per sé complessi, all’interno del centrosinistra -1-4. Matteo Lepore, dal canto suo, non ha fatto sconti: la proposta, a suo dire, è sbagliata in radice, un ennesimo spreco di denaro pubblico per portare in città uno strumento che, citando un rapporto di Emergency, si è rivelato inefficace e per certi versi disumano. Il sindaco ha ribadito come i dieci Cpr attualmente attivi sul territorio nazionale siano per lo più vuoti, con circa la metà dei posti disponibili inutilizzati, e come i rimpatri effettivamente eseguiti attraverso questi centri rappresentino una percentuale irrisoria del totale -1-2.

Il governatore in mezzo al guado tra spinte e controspinte politiche

La posizione di Michele de Pascale, che pure in una recente intervista aveva aperto a un ragionamento sull’utilità dei centri almeno per i soggetti ritenuti socialmente pericolosi, appare ora più sfumata, quasi in bilico tra la necessità di non apparire sordo alle istanze governative e quella di non rompere con la sua base politica -1-8. Da un lato, il governatore non smentisce le sue precedenti dichiarazioni, dall’altro cerca di ricondurre il dibattito a un livello più alto, sostenendo che il punto non debba essere uno sterile “sì o no” al Cpr, ma la costruzione di una strategia condivisa sulla sicurezza, senza veti preconcetti. Un tentativo di mediazione che, però, non ha placato gli animi. Le sue parole, che hanno spiazzato non poco l’ala sinistra della maggioranza, sono state interpretate da Coalizione civica come un autogol clamoroso, una palla alzata al governo che Matteo Piantedosi non ha potuto fare a meno di schiacciare -1. Il rischio, per de Pascale, è quello di rimanere schiacciato tra due fuochi: la ferma opposizione del comune e l’incalzare di un esecutivo che, forte della sua maggioranza, chiede atti concreti e non parole.

La controffensiva del centrodestra: pressing su Lepore e accuse di ostruzionismo

Se nel centrosinistra si contano i danni, nel centrodestra si coglie la palla al balzo per mettere ulteriormente in difficoltà l’amministrazione locale. Il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei ha parlato chiaro: essere contrari ai Cpr significa esserlo anche ai rimpatri, e dunque, di fatto, lasciare in circolazione delinquenti e criminali irregolari. Le parole del senatore, nette e senza appello, trovano eco in quelle di altri esponenti della maggioranza, secondo cui il sindaco Lepore non avrebbe più alibi né scuse per sottrarsi a un confronto leale sulla sicurezza -4. Il ministro Piantedosi, tornando sulla questione, ha anche citato il caso di Ravenna, dove un’indagine giudiziaria avrebbe accertato presunte certificazioni mediche false rilasciate per evitare il trasferimento di persone ritenute pericolose nei centri. Un passaggio, quest’ultimo, che mira a ribaltare l’accusa di disumanità mossa da Lepore, suggerendo invece che all’interno di certi ambienti esista una sorta di sabotaggio pregiudiziale nei confronti di uno strumento ritenuto invece indispensabile per la sicurezza -4.

Dati alla mano e memoria storica: la città divisa tra due visioni

Il sindaco Lepore, per sostenere le sue ragioni, ha snocciolato numeri precisi: su 1.238 posti disponibili nei Cpr italiani, solo 546 sono occupati, e nel 2025 solo il 10% delle espulsioni, circa cinquemila persone, sono transitate da questi centri -2. La maggior parte dei rimpatri, ha spiegato, avviene attraverso accordi bilaterali con i paesi d’origine, mentre i Cpr restano strutture costose e sottoutilizzate. Quello che Bologna chiede al Viminale, ha insistito il primo cittadino, non è un centro, ma un aumento concreto di agenti e volanti per coprire i turni notturni e rafforzare la sicurezza in stazione e nelle zone calde della città, a partire dalla Bolognina -2. A rendere il dibattito ancora più acceso è la memoria storica: a Bologna, un centro di permanenza – allora chiamato Cie – esisteva già e venne chiuso dopo una lunga mobilitazione popolare, come ricordano i comitati e la rete regionale contro i Cpr, che parlano di un pezzo di storia collettiva sulla quale non si può tornare indietro -6.

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