L’assemblea regionale interrotta, la protesta contro de Pascale e il nodo Cpr che divide il centrosinistra
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Redazione Interno
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Corpi estranei irrompono nel dibattito consiliare, cartelli branditi dalla balconata e cori che scandiscono “L’Emilia-Romagna si ribella, mai più Cpr” mentre il presidente Michele de Pascale prova a illustrare la sua posizione in merito alla sicurezza e ai Centri di permanenza per i rimpatri. Il governatore, raggiunto dalle interrogazioni di maggioranza e opposizione dopo le polemiche seguite allo scambio di lettere con il ministro Matteo Piantedosi, si è visto costretto a gestire una tensione che da settimane attraversa il palazzo e che, nell’aula di viale Aldo Moro, è esplosa in una contestazione tanto plateale quanto, per sua stessa ammissione, legittima -1. La fronda, composta da attivisti che hanno fatto ingresso nell’emiciclo, ha costretto a una breve interruzione dei lavori, poi ripartiti con i banchi del centrodestra deserti e le file della maggioranza comunque inquiete -5.
Il nodo politico, al netto della scenografia della protesta, rimane interamente sul tavolo. De Pascale, nel rispondere alle sollecitazioni dei gruppi, ha tentato di spostare l’asse del confronto lontano dallo sterile aut aut tra l’accettazione acritica di un Cpr e il rifiuto pregiudiziale di ogni misura. Da qui l’invocazione di “uno scatto a sinistra” sul tema della sicurezza, una consapevolezza, la sua, che le ricette fin qui adottate non abbiano prodotto i risultati sperati e che, semmai, occorra sedersi a un tavolo con il Viminale per correggere ciò che non funziona -1. Un’apertura, quella al dialogo, che però gli è costata l’accusa, mossa da una parte della sua stessa area politica, di aver legittimato un terreno di discussione che il programma di mandato escludeva esplicitamente. La replica di Alleanza Verdi Sinistra, del Movimento 5 Stelle e di alcuni civici non si è fatta attendere, definendo un errore qualunque forma di disponibilità nei confronti di strutture ritenute negatrici dei diritti fondamentali -6.
Dall’altra parte dello schieramento, Fratelli d’Italia ha colto la palla al balzo per rilanciare la propria narrazione. I dati snocciolati dal partito parlano chiaro: nei Cpr italiani, attualmente pieni all’85% della loro capacità, su 719 soggetti trattenuti in attesa di espulsione, ben 514 – ovvero il 71% – risulterebbero censiti per denunce, arresti o scarcerazioni. Un argomento, questo, utilizzato per ribadire che all’interno di questi centri non finirebbero semplici irregolari, ma una platea composta in larga parte da “criminali, spacciatori, violenti e stupratori”, rendendo di fatto indispensabile un ampliamento della rete sul territorio nazionale per garantire una maggiore capienza -2. Una posizione che trova sponda nella linea dura del governo, con Piantedosi che, nel frattempo, ha ribadito l’utilità dei Cpr, mentre dal Comune di Bologna il sindaco Matteo Lepore continua a opporre un muro destinato a durare, per sua stessa ammissione, finché siederà a palazzo d’Accursio -4.




