Giravolta del governo sui centri in Albania: l'ipotesi Cpr divide la maggioranza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La questione dei centri per migranti in Albania torna a far discutere, con il governo italiano alle prese con una nuova proposta che, però, non trova il pieno sostegno della maggioranza. L’idea, ancora in fase di elaborazione, prevede di trasformare le strutture di accoglienza esistenti in centri per il rimpatrio (Cpr), una mossa che ha già sollevato critiche e perplessità, sia all’interno della coalizione di governo che tra le opposizioni.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il Viminale e Palazzo Chigi starebbero lavorando a un testo che ridefinisca il ruolo dei centri di Shengjin e Gjader, attualmente inattivi dopo una serie di pronunciamenti negativi da parte dei tribunali italiani. I giudici, infatti, hanno più volte bocciato i trattenimenti dei richiedenti asilo, ritenendoli privi di una base giuridica solida. La nuova ipotesi, che potrebbe concretizzarsi in un decreto legge, mira a superare questi ostacoli, ma incontra resistenze persino tra gli alleati di governo.

Forza Italia, in particolare, ha espresso riserve, suggerendo di attendere un pronunciamento della Corte di giustizia europea prima di procedere. Una posizione che rischia di rallentare ulteriormente un iter già complesso, mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, ribadisce la necessità di agire con determinazione. “Espellere i clandestini è un diritto-dovere di ogni Stato sovrano”, ha dichiarato il vicepremier, lasciando intendere che il governo non intende fare marcia indietro.

Le opposizioni, dal canto loro, non hanno risparmiato critiche. Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva alla Camera, ha accusato il governo di voler riempire i centri “a ogni costo”, solo per dimostrare che il piano Albania funziona. Una strategia che, secondo lui, rischia di trasformarsi in un boomerang, alimentando ulteriori contenziosi legali. Anche il senatore Francesco Boccia, del Partito Democratico, ha definito “follia” l’ipotesi di trasformare i centri in Cpr, sottolineando le difficoltà pratiche e giuridiche di un’operazione del genere.

Intanto, il dibattito si sposta anche sul piano giuridico, con le toghe già pronte a contestare eventuali nuove misure. I precedenti tentativi di trattenere i migranti nei centri albanesi sono stati sistematicamente bocciati dai tribunali, e non è chiaro come il governo intenda superare queste obiezioni. La questione, insomma, resta aperta, con il governo costretto a navigare tra pressioni politiche, vincoli giuridici e critiche crescenti.

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