Il "no" di Bologna a Piantedosi: in 5.000 in piazza contro il Cpr e la linea del governo
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Redazione Interno
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Oltre 5.000 persone, secondo gli organizzatori, hanno sfilato nel pomeriggio per le vie del centro di Bologna per gridare la propria opposizione al governo guidato da Giorgia Meloni e, in particolare, al progetto del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi di realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) nel capoluogo emiliano. Un corteo partito da piazza XX Settembre, promosso da una rete amplissima che ha visto l'adesione di più di 60 realtà del territorio, dai collettivi studenteschi ai municipi sociali, fino a sigli sindacali come la Fiom Cgil e associazioni impegnate nell'accoglienza come la scuola di italiano per stranieri “Penny Wirton” o il “Portico della pace”. La manifestazione, autoconclusa senza incidenti, ha rappresentato un momento di mobilitazione regionale, come recitava il Titolo scelto: “No al governo Meloni, contro i re e le loro guerre”. Durante il percorso, un gesto simbolico ha attirato l'attenzione, con alcuni manifestanti che hanno lanciato a terra un manichino vestito da monarca, a sottolineare la critica alle istituzioni monarchiche e alle scelte belliche del governo.
Una mobilitazione contro i centri e le politiche securitarie
Il corteo di sabato 15 marzo ha condensato in sé un ventaglio eterogeneo di rivendicazioni, tutte accomunate da una netta presa di distanza dall'esecutivo. Lo slogan più scandito, “No ai centri di rimpatrio e permanenza per migranti!”, ha inequivocabilmente indicato nel progetto del Cpr il cuore pulsante della protesta. Un progetto che il ministro Piantedosi continua a sostenere con forza, forte dei dati che vede nella struttura uno strumento fondamentale per contrastare l'immigrazione irregolare e, in particolare, per “trattenere ed espellere gli spacciatori stranieri arrestati”. La folla, composta da cittadini, attivisti e rappresentanti di categorie, ha inteso rispondere con una presenza massiccia a quella che viene percepita come una deriva securitaria e repressiva. Non solo il Cpr, però, era nel mirino dei partecipanti, che hanno elencato una lunga serie di contrarietà: dal referendum sulla giustizia, alla guerra, dal carovita fino alle politiche definite di “schedatura degli insegnanti” e all' “attacco ai medici che si occupano di migranti”, in un'affermazione che richiama le recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto sanitari a Ravenna per certificazioni rilasciate a richiedenti asilo.
Lo scontro istituzionale tra il Viminale e Palazzo d'Accursio
La protesta di piazza si inserisce in un contesto di tensione politica ormai esplicita tra il governo e l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Matteo Lepore. Il primo cittadino dem, da tempo, contesta l'efficacia stessa dei Cpr, definendoli uno “spreco di denaro” e citando dati precisi a supporto della sua tesi. A febbraio, Lepore aveva dichiarato che in Italia, su 1.238 posti disponibili nei dieci Cpr esistenti, i trattenuti erano appena 546, pari allo 0,2% della popolazione straniera irregolare. Numeri che, a suo avviso, dimostrano l'inutilità della struttura, soprattutto se paragonati alla carenza cronica di organico delle forze dell'ordine locali: “Non abbiamo agenti per coprire i turni di notte”, aveva affermato, chiedendo al ministro risorse diverse e più concrete, come volanti e agenti da impiegare nel presidio del territorio, a partire dalla stazione ferroviaria. Piantedosi, dal canto suo, non ha mai nascosto la volontà di andare avanti, forte della convinzione che i Cpr servano a “togliere dalla strada persone che, oltre a essere irregolari, sono pericolose” -9, e rivendicando un aumento delle espulsioni, che nel 2025 hanno sfiorato le 7.000 unità.
L'intricata posizione della Regione e le fibrillazioni politiche
A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé teso, è stata la posizione altalenante del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. Nei giorni scorsi, de Pascale aveva lanciato un segnale di apertura al confronto con il governo, dichiarandosi disponibile a discutere dei Cpr come strumenti per l'espulsione di “soggetti socialmente pericolosi”. Un'apertura che era sembrata una crepa nel fronte del centrosinistra, tanto da scatenare immediate reazioni, non solo da parte delle opposizioni di destra, che avevano incassato il possibile assist, ma anche e soprattutto dal suo stesso campo. Le critiche da parte di Avs, del Movimento 5 Stelle e della Cgil regionale non si erano fatte attendere, così come una netta precisazione dello stesso sindaco Lepore, che aveva ribadito la sua ferma contrarietà. Piantedosi, interpretando quelle parole come un via libera, aveva accelerato, annunciando l'imminente individuazione della sede del nuovo Cpr. Un'accelerazione che ha costretto de Pascale a una rapida retromarcia, lamentando una mancanza di “leale collaborazione istituzionale” da parte del ministro e chiarendo che il suo intento era solo quello di uscire da una rigida ortodossia, non certo quello di avallare la struttura.




