Rocco Casalino, da portavoce di Conte a candidato a Ceglie Messapica: “Così si indebolisce la destra”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ingegnere che fu volto noto del Grande Fratello, nonché stratega della comunicazione che ha plasmato il linguaggio paludato di Giuseppe Conte durante i suoi due governi, ha deciso di rompere gli indugi. Rocco Casalino, infatti, si candida al Consiglio comunale di Ceglie Messapica, il borgo della Valle d’Itria che – e il dettaglio non è affatto secondario – rappresenta da anni il buen retiro estivo della premier Giorgia Meloni. L’annuncio, arrivato ieri tramite una nota ufficiale dell’ex capo della comunicazione del Movimento 5 Stelle, sancisce un ritorno alla politica attiva dopo quell’addio annunciato con retorica (“farò informazione indipendente”) che in realtà non ha mai interrotto i suoi interventi da opinionista nei talk show, dove Casalino ha continuato a sforbiciare l’operato di Palazzo Chigi.

L’“onda positiva” che parte dal comune

“Non si può restare neutrali”, ha dichiarato Casalino motivando la sua discesa in campo in una lista di centrosinistra che conta esponenti della società civile e del M5S. La sua, che per alcuni è un ritorno alle origini in provincia di Brindisi, viene presentata dall’interessato come un’operazione tattica precisa: lavorare per indebolire le destre partendo dal livello locale, costruendo quello che lui definisce il terreno per le prossime elezioni politiche. Se si dovesse realizzare la vittoria del fronte progressista a Ceglie, Casalino suggerisce che si tratterebbe di un segnale politico immediato, una spallata simbolica a una presidente del Consiglio che si ritroverebbe ad affrontare i bagni di folla estivi davanti a un municipio passato all’opposizione.

Una candidatura senza ritorno formale alla scena nazionale

Rocco, che da giovanissimo faceva parte di Rifondazione Comunista, ha poi raccontato un percorso che lo ha portato prima nel M5S e poi a Palazione Chigi. Molti, osservando la scelta di candidarsi in un comune di medie dimensioni, avevano inizialmente intravisto un possibile preludio a una candidatura effettiva alle successive Politiche. Ipotesi che lo stesso diretto interessato ha però voluto frenare: ha specificato che non intende ripetere l’errore del 2023, quando aveva rinunciato a una candidatura nazionale per non “danneggiare la ripartenza del Movimento” guidato dall’ex premier. Stavolta, sostiene, l’obiettivo è più limitato e forse più utile per il fronte progressista: l’obiettivo è dimostrare che le amministrative possono funzionare come un termometro della tenuta del governo, in un momento in cui – a suo avviso – i segnali provenienti dall’agenda internazionale (da Trump alla Germania) suonano preoccupanti.

Friselle, trulli e lo spettro della “piccola spallata”

D’altronde, Ceglie Messapica non è solo la patria delle friselle, orecchiette e chianche tanto care ai turisti. È il palcoscenico ideale per quella che Casalino definisce una “piccola spallata” alla premier. Il ragionamento, esplicitato in più interventi, appare lineare: se la destra perde anche solo il controllo di un Comune (e lo perde proprio nel paese dove la leader di FdI sceglie di trascorrere l’estate), la credibilità di Meloni ne risulterebbe scalfita. Una strategia, questa, che mescola la comunicazione da spin doctor con l’azione diretta, e che trasforma la corsa per un seggio da consigliere in una sorta di duello simbolico a distanza. Casalino, che ha sempre vantato di essere stato “quello con meno pregiudizi verso Meloni” all’interno del Movimento, oggi inverte la rotta con decisione: “Da qui si comincia a indebolire la leadership”.

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