Trump accusa l’Iran: violato il cessate il fuoco con droni contro le navi a Hormuz
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Redazione Esteri
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Il presidente americano Donald Trump ha accusato l’Iran di aver violato l’accordo sul cessate il fuoco, lanciando almeno quattro droni d’attacco contro navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz. L’accusa, formulata dal tycoon sul suo profilo Truth Social, arriva all’indomani di un attacco che ha visto una delle imbarcazioni – una grande nave cargo – venire colpita in pieno sul ponte superiore: l’unità ha riportato danni, ma è comunque riuscita a proseguire la navigazione, mentre le forze statunitensi avrebbero intercettato e abbattuto gli altri tre velivoli senza pilota.
La tensione sullo Stretto non accenna a diminuire
La rotta, che rappresenta un collo di bottiglia vitale per il traffico petrolifero mondiale, rimane al centro delle frizioni tra Washington e Teheran, nonostante l’intesa provvisoria siglata il 18 giugno – un memorandum in quattordici punti che avrebbe dovuto porre fine alle ostilità iniziate il 28 febbraio.
L’attacco, rivendicato dai Pasdaran iraniani, è stato bollato dal presidente degli Stati Uniti come una “violazione sconsiderata” degli impegni presi, e ha avuto immediate ripercussioni sulle operazioni umanitarie in corso: l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della sicurezza della navigazione, ha infatti sospeso il piano di evacuazione delle navi rimaste bloccate nel Golfo Persico, un’operazione che aveva già permesso a 115 imbarcazioni e a 2.500 marinai di lasciare l’area da martedì scorso.
Un traffico che riprende nonostante l’attacco
Il segretario generale dell’Imo, Arsenio Dominguez, ha spiegato in conferenza stampa che lo stop alle operazioni di accompagnamento resterà in vigore finché non saranno ottenute garanzie sufficienti per la sicurezza delle navi; alcune unità, a quanto pare, continuano comunque a transitare nella parte meridionale dello Stretto, approfittando di una parziale ripresa della fiducia degli armatori.
Dati satellitari raccolti da Bloomberg mostrano infatti petroliere a pieno carico in uscita e superpetroliere in entrata, segno che il flusso energetico – che prima del conflitto toccava i 20 milioni di barili al giorno – non si è arrestato del tutto, anche se il numero dei transiti rimane lontano dalla media prebellica.
Le rotte autorizzate e le condizioni di Teheran
L’attacco alla nave battente bandiera di Singapore, avvenuto mentre l’imbarcazione utilizzava una rotta alternativa tracciata vicino alle coste dell’Oman per evitare il corridoio centrale, ha riacceso il dibattito sul controllo delle acque. L’Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico (Pgsa) ha ribadito che le navi che transitano al di fuori delle rotte da essa designate non possono beneficiare né delle garanzie di passaggio sicuro né della copertura assicurativa, e ha avvertito che le conseguenze di eventuali incidenti ricadranno sui proprietari e sugli operatori.
I Pasdaran, dal canto loro, hanno fatto sapere che “l’unica legge che governa questa regione è ancora la legge della Repubblica Islamica” e che tre petroliere che avevano tentato di attraversare lo Stretto senza autorizzazione sono state costrette a tornare indietro dopo un avvertimento.
Una posizione di forza per i negoziati
Nonostante l’incidente, Trump ha voluto sottolineare che lo Stretto di Hormuz resta aperto e che gli Stati Uniti stanno negoziando da “una posizione di pura forza”, affermando che Teheran “vuole davvero fare un accordo” e che non le sarà permesso di dotarsi di un’arma nucleare. Parallelamente, fonti citate dalla stampa iraniana riferiscono che è stata creata una linea di comunicazione diretta tra Washington e Teheran proprio per prevenire incidenti che potrebbero innescare un’escalation militare.
Le tensioni, però, restano alte, anche alla luce della dichiarazione congiunta degli Stati Uniti e dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, che hanno ribadito la necessità di una navigazione libera e incondizionata, respingendo qualsiasi tentativo di imporre pedaggi o controlli unilaterali sullo Stretto.




