Il ministro Sa'ar rompe i contatti con Kallas: "Ritiri le calunnie sull'apartheid"
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, ha annunciato, attraverso un post pubblicato sul suo profilo X, l'immediata interruzione di ogni rapporto con l'Alta rappresentante dell'Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas.
La decisione, che segna un nuovo punto di frizione nelle già tese relazioni diplomatiche tra Israele e l'Unione Europea, fa seguito ad alcune dichiarazioni che la stessa Kallas avrebbe reso nel corso di una visita ufficiale in Messico lo scorso maggio e sulle quali, a detta del capo della diplomazia israeliana, la rappresentante Ue non avrebbe ancora fornito alcuna chiarificazione o smentita.
Le accuse di Sa'ar: "Ossessiva e ingiusta"
Nel suo intervento sui social, Sa'ar ha accusato Kallas di avere ormai da tempo un atteggiamento "ossessivo" e caratterizzato da una "palese mancanza di imparzialità" nei confronti dello Stato di Israele.
Il movente della rottura, tuttavia, è da ricercarsi in un report giornalistico, pubblicato da Euractiv, secondo il quale, durante alcuni incontri riservati con i rappresentanti del governo messicano, l'ex premier estone avrebbe paragonato il trattamento riservato da Israele ai palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania al regime di apartheid che vigeva in Sudafrica.
Pur non essendo stata diffusa una citazione diretta delle sue parole, la notizia, basata su testimonianze di diplomatici presenti a quegli incontri, ha innescato una reazione immediata da parte del ministro israeliano.
"Fino a quando non si ritratterà dal libello di sangue che ha lanciato contro l'unico Stato ebraico al mondo, che è anche l'unica democrazia in Medio Oriente, non avrò altra scelta che interrompere ogni contatto con lei", ha scritto Sa'ar, aggiungendo che, a suo avviso, la mancata replica da parte della Kallas costituisce di per sé un'aggravante.
Secondo il ministro, l'Alta rappresentante non avrebbe infatti ancora fornito un diniego, un chiarimento o una qualsiasi risposta ufficiale riguardo a quanto le viene attribuito, rendendo così inevitabile la decisione di interrompere unilateralmente i rapporti.
La replica di Kallas e il braccio di ferro social
La risposta di Kaja Kallas non si è fatta attendere e, sebbene abbia scelto di non menzionare esplicitamente l'incriminato paragone con l'apartheid, ha tentato di smorzare la tensione sottolineando la volontà dell'Unione Europea di mantenere un canale di dialogo costruttivo con Israele. La rappresentante Ue, rivolgendosi direttamente a Sa'ar, ha dichiarato di apprezzare il dialogo e l'impegno reciproco, ribadendo la propria disponibilità a continuare a lavorare in quello spirito, "rispettosamente e costruttivamente".
Ha poi rimarcato la posizione ufficiale dell'Unione, che condanna gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, considerati illegali dal diritto internazionale e un ostacolo alla soluzione dei due Stati, ritenuta dall'Europa "l'unica via praticabile" per la pace in Medio Oriente.
La risposta di Sa'ar è stata, a sua volta, fulminea e intransigente: ha accusato la Kallas di non aver saputo negare o condannare quanto le è stato attribuito, definendo la questione come estremamente semplice. "Se ha davvero fatto queste dichiarazioni spregevoli e diffamatorie, le assuma. Se non le ha fatte, le smentisca", ha scritto il ministro, ribadendo che, fino a quando la vicenda non sarà chiarita, la sua decisione rimarrà immutata.
Il contesto di un rapporto già fragile
L'episodio si inserisce in un contesto di rapporti diplomatici già estremamente complessi tra Israele e l'Unione Europea, segnati da divergenze profonde sulla gestione del conflitto in corso e sulle politiche nei territori occupati. Non è la prima volta, del resto, che l'Alta rappresentante si trova al centro di polemiche per le sue posizioni ritenute critiche da Tel Aviv.
Poche settimane fa, ad esempio, Kallas aveva annunciato che l'UE avrebbe esplorato opzioni per limitare il commercio con gli insediamenti israeliani, in seguito alle pressioni di alcuni Stati membri, e aveva già sanzionato singoli individui e entità ritenuti responsabili di violazioni dei diritti umani in Cisgiordania. L'attuale rottura, tuttavia, rappresenta un'escalation senza precedenti a livello personale, congelando ogni rapporto diretto tra il ministro degli Esteri israeliano e la massima rappresentante diplomatica europea.




